Solo la verità ci renderà liberi

Monti dice che con il cambio da Berlusconi a lui, lo spread è sceso di 90 punti. Effettivamente al massimo dell’attacco speculativo lo spread era arrivato a 575. Dopo l’arrivo di Monti è calato (anche se non a causa del suo insediamento, perché una settimana dopo stava ancora a 530) scendendo fino a 447 quando la Bce ha inondato con più di cento miliardi le banche italiane che, però, anziché mettere quelle risorse a disposizione di imprese e famiglie ci hanno comprato titoli di Stato. Il minimo (300) arriva – ma dura poco – a marzo, con l’intervento europeo sul debito greco. Poi, la costante risalita. Risulta evidente a tutti che, come fu dopata da un intervento ostile la montata dello spread berlusconiano, altrettanto dopato in positivo è stato il calo dello spread montiano. Finito il doping – nel bene o nel male – l’effetto cessa. E infatti stiamo di nuovo ben oltre quota 500. Monti ha poi detto che non si giudica un governo dallo spread, che dipende da fattori esterni ed è fisiologico. Noi lo dicevamo a lui quando si è insediato, ma lui dissentiva. Altra conversione montiana, uomo della finanza, è quella che gli fa scoprire in questi giorni che “l’economia reale” è solida e affidabile ed è l’unica base su cui ricostruire la salute economica di una nazione. Vale a dire il risparmio familiare, le proprietà immobiliari, le imprese manufatturiere, le risorse naturali, tutto ciò che infatti ci tiene al di sopra di Spagna e Grecia e ci ha resi competitivi con Francia e Germania. Peccato che con l’aggressione fiscale lui l’economia reale l’abbia minata alla base, impedendo la crescita e mettendo in forse anche la sopravvivenza.