Sequestrato altro materiale «offensivo»

23 Lug 2012 20:10 - di

Con l’estate torna di moda in un certo ambiente andare al campeggio (abusivo) dei No Tav in Val di Susa. Con tutto quello che questo comporta: caschi, maschere antigas, bulloni, catene, cesoie, bottiglie con liquido infiammabile, fionde, chiodi a tre punte, catene, corde e cubetti di porfido sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine la notte tra sabato e domenica nei pressi del cantiere della Torino-Lione a Chiomonte (Torino) dopo l’assalto di 600 attivisti dell’ultrasinistra. Secondo le forze dell’ordine, si è trattato di «un’azione militare condotta da un gruppo di autonomi che porta il proprio supporto dove c’è bisogno». Ulteriore materiale offensivo era stato sequestrato dai carabinieri nei giorni precedenti la manifestazione in una baita disabitata a Mompantero, sempre in provincia di Torino. «Un’azione come questa – ha detto Arturo Varriale, dirigente della Digos della questura di Torino – è stata accuratamente preparata e avrebbe potuto provocare danni più gravi. Benché alla fine sia stato un bilancio sostenibile per le forze dell’ordine, è stata originata da un’azione insostenibile». Gli estremisti di cui è in corso l’identificazione sono tra 50 e 70. Tra questi – riferiscono dalla questura di Torino – non è esclusa la presenza di soggetti già rinviati a giudizio per episodi di violenza avvenute nei pressi dello stesso cantiere.
Come si ricorderà, sabato notte in Valsusa, attorno al cantiere per la realizzazione, si è verificata quella che la Digos definisce «una protesta di pura violenza da parte di professionisti del disordine che hanno operato con l’obiettivo di mettere a rischio l’incolumità della struttura e del personale operante». I disordini hanno causato il ferimento di undici persone tra le forze dell’ordine, tra cui il capo della Digos, Giuseppe Petronzi. «Quello che si è verificato nell’area del cantiere, fin dall’inizio di quella che era stata annunciata come una passeggiata di protesta – hanno spiegato le forze dell’ordine in una conferenza stampa – è stato in realtà un disordine organizzato e premeditato da parte di persone riconducibili all’area antagonista e anarco-insurrezionalista che alimentano un network itinerante composto anche da stranieri, tra cui francesi, inglesi, spagnoli e russi, mentre non abbiamo riscontri che alle violenze abbiano partecipato esponenti di quella parte sana del movimento che pure protesta contro la realizzazione dell’opera. La protesta violenza portata a compimento sabato notte – hanno concluso le forze dell’ordine – avrebbe potuto procurare danni molto più ingenti di quelli che si sono verificati, che pure sono stati rilevanti sia alle persone che alle strutture del cantiere, perché gli strumenti utilizzati, come per esempio il frombolo che è stato ritrovato sui luoghi teatro di violenza, possono colpire le persone in maniera anche molto grave».
Tra l’altro, i valsusini sono quasi del tutto assenti sia dalle proteste sia dal famoso campeggio abusivo dove i No Tav soggiornano. E anche gli amministratori locali si lamentano: «Siamo stanchi. È ora che la finiscano. Non ne possiamo più. Questi signori conoscono solo la violenza. Non hanno altre ragioni. Sono un danno per la Val di Susa e per Chiomonte», ha infatti dichiarato il sindaco di Chiomonte Renzo Pinard in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”, commentando gli scontri di sabato notte tra gli attivisti No Tav e le forze dell’ordine. «Agiscono in modo indisturbato. Non hanno rispetto di niente e di nessuno. Preferiscono le pietre e le bombe carta – ha aggiunto il sindaco – alle parole e al dialogo. A Chiomonte la maggioranza delle persone è a favore della Torino-Lione. Nel nostro Comune su 1000 residenti, 50 partecipano alle manifestazioni No Tav attivamente, altri 200 sono antagonisti per moda. Tutti gli altri vogliono che i lavori vadano avanti, che l’opera venga completata. L’Italia, la Francia e l’Unione europea la vogliono fortemente. È uno snodo fondamentale. Non possiamo permetterci di essere tagliati fuori». Commentando quanto sostenuto dagli attivisti No Tav, secondo cui la Torino-Lione sarebbe pericolosa, con rischi per la salute, Pinard ha spiegato: «Non è vero. Nessun sindaco metterebbe in pericolo i suoi concittadini. Io ho tre figli, abito a Chiomonte e continuerò a vivere qui. Se solo fossi a conoscenza di un minimo rischio per la salute, sarei stato il primo ad oppormi».
Ora l’attenzione delle forze dell’ordine è rivolta ai filmati per individuare i responsabili, mentre sono decine le persone presenti al campeggio che sono già state identificate nei giorni scorsi. Domani dovrebbe riunirsi in prefettura a Torino il Comitato per l’ordine e la sicurezza che oltre a fare il punto sulla situazione potrebbe anche valutare l’eventualità di sgomberare il campeggio, come da giorni chiedono esponenti delle diverse forze politiche e i sindacati di polizia, mentre l’attenzione è ora puntata su sabato prossimo quando è stata programmata una nuova marcia di protesta nei pressi dell’area dove sorge il cantiere.
Pronta la replica: l’azione dei No Tav contro il cantiere di Chiomonte «si chiama Resistenza e viene praticata in gruppo e decisa persino in pubblica assemblea»: è quanto scrive uno dei siti del movimento in risposta alle parole dei ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. «Rivendichiamo – si legge – il diritto alla Resistenza e l’uso delle maschere antigas per proteggersi dal cianuro contenuto nei lacrimogeni».

Commenti