Se Enea finisce sulle spalle di Anchise

Il vecchio Anchise che porta sulle spalle il giovane Enea. Avete capito bene. L’Italia di oggi è la fotografia di un Paese al contrario. Con il giovane eroe troiano finito sulla schiena del genitore. Un Paese dove il tanto inflazionato «Largo ai giovani» viene intonato dai vecchi. Che, se possono, fanno di più: i giovani li portano in braccio, come ha fatto il commissario tecnico Cesare Prandelli, che al ritorno dagli europei si è parecchio lamentato. Dei quattro fischi rimediati in finale dalla Spagna? Macché. Si è lagnato della italica mentalità così vintage, lui che invece è più trendy dell’acconciatura di Balotelli. «Viviamo in un Paese vecchio, e molte cose vanno cambiate. Per farlo servono le idee». E lui ha dato l’esempio portando nello staff azzurro un giovane, il figlio Niccolò. «È un professionista, i giocatori gli hanno riconosciuto capacità nei recuperi. Non ha fatto un giorno di ferie per esserci: e allora perché attaccare le persone?».
Nello sfogo del commissario tecnico della nazionale di calcio è racchiusa tutta la contraddittoria retorica del «largo ai giovani». Giovani competenti per definizione, magari con un cognome ingombrante. Come Benedetta Tobagi la simpatica conduttrice di Caterpillar (la trasmissione di Radiodue), che nel Cda Rai è stata voluta dal partito Bersani perché giovane e rappresentante della “società civile”. La stessa logica che ha visto elette nella indefinita “quota giovani” del Pd (allora veltroniano) Marianna Madia e Pina Picierno in Parlamento. L’ultimo campione di “giovanilismo” è il blogger Mario Adinolfi, anch’egli in quota Pd. Finito in Parlamento grazie alla rinuncia (obbligata) al seggio di deputato del sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei. Un avvicendamento terminato a colpi di insulti. Da vecchio lupo di mare della politica Tidei ha rivendicato come un merito i «tre mandati da sindaco e due da parlamentare sulle spalle. La gente è con me, visto che ora sono stato rieletto rinunciando subito allo stipendio da primo cittadino mentre Adinolfi, come rappresentante del popolo non è dato sapere quanto valga, visto che non l’ha votato mai nessuno». Allora è meglio un “vecchio” votato o un “ggiovane” (Adinolfi ha superato i 40 anni) nominato?
Nonni: un tesoro da 50 miliardi di euro
La retorica del «largo ai giovani» non risparmia il capo dello Stato. Giorgio Napolitano, dall’alto dei suoi 87 anni non perde occasione di sferzare e incoraggiare «la meglio gioventù» del Paese. E i vecchi? Se il parametro è quello che pone l’asticella sopra i 65 anni, occhio a fare troppo l’elogio del giovanilismo. Secondo i dati Istat del 2011 la popolazione in Italia over 65 è pari al 20,3 per cento. Con picchi del 26,7 per cento in Liguria, segno che un ligure su quattro è da considerarsi “vecchio”. Se Prandelli nella sua carriera andrà mai ad allenare la Sampdoria o il Genoa occhio a usare il termine in modo dispregiativo.
A questo si aggiunga una ricerca effettuata nel 2011 dalla Camera di Commercio di Milano e condotta su più di 450 persone: il loro contributo al bilancio familiare vale 200 euro risparmiati ogni mese, pari a 50 miliardi di euro annui. Cosa fanno nel concreto? Badano ai bambini, si occupano della spesa, preparano la cena e offrono un valido appoggio quando le scuole chiudono. Attenzione, quindi, a parlare di anziani come peso per la società. Basti pensare che in Italia ci sono ancora tanti imprenditori over 65: sono quasi 296mila, uno su quattro donna. Insomma, a dar retta a questi numeri, l’Italia si poggia proprio sulle spalle di Anchise.