Rutelli fa il miracolo: resuscita Tabacci, il leaderino che non prende un voto

La notizia è di quelle destinate a diventare storiche: l’Api, il partitino di Rutelli, candiderà Bruno Tabacci alle primarie del centrosinistra. Sì, proprio lui, il Superman della politica un po’ sfortunato perché, ogni volta che ha accettato la sfida del consenso, ha trovato kryptonite ovunque. E si sa, quando Superman è a contatto con la kryptonite diventa tanto debole che lo si può raccogliere con il cucchiaio. Il paradosso è che lui, di volta in volta, si è autocandidato ad essere l’anti-Berlusconi, l’anti-Lega, l’anti-tutto e ora l’anti-Bersani. Per poi ritrovarsi al tappeto, con tanto di sfottò. «Prendo più voti io a Ceppaloni che Tabacci a Milano», disse Mastella.  Nel 2006 si presentò alle amministrative proprio nella città della bella Madunina, raccogliendo sì e no un migliaio di voti. Non riuscì ad essere eletto nemmeno consigliere comunale. «Ha preso solo 700 voti», ironizzò Berlusconi, «in pratica l’ha votato solo la sua famiglia». Ma per gli strani scherzi del destino e della politica è diventato l’assessore al Bilancio del Comune di Milano, tanto da beccarsi l’appellativo di “Tremonti di Pisapia”, un accostamento un po’ azzardato. Gli è stata cucita addosso anche un’altra etichetta: «È l’eterno democristiano in sella da una vita senza prendere un voto». Ma nella corsa delle primarie rischia grosso. Di cadere dalla sella.