Russia e Cina bloccano l’Onu: «La risoluzione apriva alle armi»

Damasco era spettrale ieri: le strade praticamente deserte, i negozi chiusi, il traffico pressoché ridotto a zero. Lo riferiscono testimoni dalla capitale siriana, precisando che al momento non si registrano scontri dopo una notte caratterizzata da forti esplosioni e sparatorie protrattesi fino alle prime luci dell’alba. Camminando per la vie del centro è impossibile per i pochi occidentali presenti utilizzare i cellulari senza incorrere nelle ire dei miliziani armati.
Ma la novità è che Russia e Cina hanno posto il veto, in Consiglio di Sicurezza all’Onu, sulla bozza di risoluzione sulla Siria preparata dai Paesi occidentali, che ha incassato 11 voti a favore (due gli astenuti). Per Russia e Cina si tratta del terzo veto su risoluzioni dell’Onu per aumentare la pressione su Assad. La risoluzione dei Paesi occidentali minacciava sanzioni nei confronti di Damasco. I primi due veti di Russia e Cina sulle risoluzioni Onu risalgono all’ottobre 2011 e al febbraio 2012.
Per l’ambasciatore russo Vitaly Churkin, il testo apriva la porta a un intervento militare ed era unilaterale, minacciando sanzioni soltanto nei confronti del governo di Damasco, e non verso l’opposizione. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno deplorato la posizione di Mosca e Pechino, ma il delegato di Mosca ha definito «inaccettabili» le dichiarazioni dei diplomatici occidentali dopo il voto. Da parte sua, l’ambasciatore cinese Li Baodong ha definito il contenuto del documento «sbilanciato». Un testo che, secondo il delegato di Pechino, avrebbe potuto aggravare ulteriormente la situazione nel Paese. Questo perché la pressione su una sola delle parti non avrebbe portato alla risoluzione della crisi. La Gran Bretagna ha allora preparato in fretta una nuova bozza di risoluzione sulla Siria che permetta di estendere la missione degli osservatori Onu – che scade oggi – per ulteriori 30 giorni, al fine di evitare la fine del mandato degli osservatori. Il nuovo documento, breve e tecnico, dovrebbe essere pronto in queste ore.
Dopo il voto il mediatore internazionale per la Siria, Kofi Annan, si è detto «deluso dal fatto che in questa fase critica il Consiglio di Sicurezza non ha potuto unirsi e intraprendere l’azione forte e concertata che aveva sollecitato e sperato». Annan, secondo una breve dichiarazione resa nota a Ginevra dal suo portavoce, «crede che la voce del Consiglio sia molto più potente quando i suoi membri agiscono tutti insieme». Annan dovrebbe incontrare oggi il capo degli osservatori dell’Onu in Siria, il generale norvegese Robert Mood, partito ieri da Damasco. Però in serata la Casa Bianca ha fatto sapere che non appoggerà un’estensione della missione Onu in Siria, dopo il mancato passaggio della risoluzione. La missione «non può continuare». Si va dunque verso una soluzione «libica»? Pare di sì, perché gli Stati Uniti hanno chiarito al governo della Siria che sarà ritenuto «responsabile» se userà le armi chimiche contro l’opposizione. Film già visto.
Intanto sul campo ieri sera i ribelli hanno attaccato il quartier generale della polizia a Damasco. Lo hanno reso noto alcuni testimoni che hanno raccontato di avere udito «intensi colpi di arma da fuoco per circa un’ora» nel quartiere di Qanawat, in pieno centro, vicino al comando della polizia». Carri armati sono entrati per la prima volta in un quartiere di Damasco, quello di Qabun, nella parte est della città, secondo quanto hanno detto attivisti di una ong sottolineando il «timore di massacri». «Oltre 15 carri e mezzi blindati hanno assaltato la strada principale del quartiere, ha riferito l’Osservatorio siriano dei diritti umani.