Riforme, al Senato Pd e Idv scelgono l’Aventino

«I tempi ci sono. Il Pd non ci faccia perdere questa occasione perché siano i cittadini a eleggere il presidente della Repubblica e non i segretari dei partiti». Angelino Alfano arrivando all’assemblea dei Giovani Industriali spera in un ravvedimento degli avversari per procedere anche alla riforma del Porcellum. Parole, quelle del segretario pidiellino, pronunciate mentre al Senato si consuma una seduta molto vivace con l’abbandono dei lavori da parte di Pd e Idv.
Lega e Pdl, infatti, danno il via libera all’emendamento del Carroccio che ritocca il principio di unità «giuridica ed economica della Repubblica» a firma di Roberto Calderoli e Sergio Divina. In pratica viene soppressa la clausola di salvaguardia che costituisce  una deroga al monocameralismo per le materie del Senato federale. Il dato politico non lascia dubbi: l’asse tra Alfano e Maroni in materia di riforme tiene e Democratici e dipietristi insorgono.
Il comma che salta è quello che prevede l’esercizio della funzione legislativa esercitato «in forma collettiva dalle due Camere quando, al fine di garantire l’unità giuridica o economica della Repubblica, il governo presenta al Parlamento un disegno di legge che,interviene nella materia attribuite alla potesta legislativa regionale». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici, decide lasciare l’Aula: un Aventino improvvisato al quale si unisce anche Di Pietro. Sulla norma Calderoli vota contro il Terzo Polo mentre Coesione nazionale sceglie la strada dell’astensione che a Palazzo Madama equivale a un voto contrario. Le votazioni riprenderanno martedì (con il voto sul semipresidenzialismo contenuto nell’articolo 9 del disegno di legge) e mercoledì è previsto il voto finale. «Il Pdl ha rotto l’accordo sulle riforme costituzionali, con la presentazione dell’emendamento sul semipresidenzialismo che gli serve per propaganda elettorale», spiega furiosa la Finocchiaro, «con la presentazione di questo emendamento, infatti è stato tradito un accordo preciso con il risultato che le altre riforme sono finite su un binario morto». «È davvero un peccato – prosegue – Alfano farebbe meglio a non dire bugie, continuando a fare propaganda  sul fatto che le riforme possono essere fatte, visto che ormai non ci sono neanche i tempi materiali». Grida allo scandalo Pierluigi Bersani che in un’intervista a Youdem definisce «indecoroso e senza precedenti» quanto sta accadendo «stanno bloccando i lavori del Senato su una bufala istituzionale». La vecchia alleanza di sapore berlusconiano manda in tilt i piani della sinistra che parla di «strumentalizzazione inaccettabile che è stata fatta da altri gruppi». Tra i banchi dell’Idv è Pancho Pardi ad annunciare l’Aventino mentre il Terzo Polo, pur denunciando gli «errori» del centrodestra, rimane per «continuare il confronto». Massimo Livi Bacci, in dissenso dal gruppo del Pd, decide di restare perché «è più rispettoso ascoltare il dibattito e non partecipare al voto».
Maurizio Gasparri respinge al mittente le accuse: «Il Popolo della Libertà vuole andare avanti sulla riforma della Costituzione per dare a tutti gli italiani il potere di eleggere il presidente della Repubblica. La sinistra, invece, non ha il coraggio di votare contro l’elezione del capo dello Stato da parte dei cittadini ed inventa l’abbandono dell’Aula». Di strappo troppo «violente e ingiustificato» parla Gaetano Quagliariello, «invece di affidarsi al confronto politico e alla sua dignità, si sceglie la fuga». Bobo Maroni getta acqua sul fuoco: «C’è ancora il tempo per approvare il testo delle riforme e quindi rivolgo un appello al Pd e all’Idv che finora hanno avuto un atteggiamento negativo: se votiamo con i 2/3 entreranno in vigore subito», Per la Lega la riduzione del numero dei parlamentari, il Senato federale e il presidenzialismo valgono più delle ragioni di partito.