Pionati: prima del nome venga il progetto

«È assolutamente legittimo e auspicabile che Berlusconi tenti di rilanciare un centrodestra in grande difficoltà. A nessuno, neppure al centrosinistra conviene un centrodestra troppo indebolito. Ma il problema del nome è assolutamente secondario rispetto al progetto politico». Francesco Pionati, leader di Alleanza di centro per la libertà, è convinto che l’ipotesi di tornare a Forza Italia non possa «senza contenuti specifici, assolutamente funzionare».  

Lei viene dall’esperienza cattolica della Dc, puntualmente negli anni si è cercato di riesumare l’avventura della Balena bianca…

In politica il nostalgismo non porta da nessuna parte. È successo più volte anche con la Dc, anche oggi ci sono sei-sette Democrazie cristiane che si fanno causa per il simbolo e sono tentativi patetici di un’esperienza irripetibile e che, invece, alcuni vogliono  utilizzare solo per ritagliarsi qualche spazietto di potere. In questo senso, sono in perfetta sintonia con le parole del Papa e cioè che i cattolici in politica si devono impegnare su valori di rinnovamento, trasparenza e soluzioni dei problemi nell’ambito del sistema che c’è. In Italia il sistema  è bipolare e, quindi, i cattolici devono operare all’interno dei poli. È su questo terreno che mi sono diviso da Casini, l’Udc rappresenta un mix pericoloso di vecchio e di opportunismo che fortunatamente gli elettori hanno compreso smontando sul nascere l’idea del terzo polo.

Torniamo all’ipotesi del nome Forza Italia, Berlusconi ieri in giornata ha poi chiarito che si è trattato di un equivoco…

Il suo chiarimento conferma che il progetto non può partire dalla coda, ma dalla testa e, quindi, che i contenuti vengono prima delle sigle. Io ho più volte proposto a Berlusconi di procedere con iniziative nuove che oggi diventano impellenti…

Per esempio?

Capire se Berlusconi voglia mantenere o meno un’unione tra l’ex Fi e l’ex An, oppure se voglia  separare i due gruppi: la destra dall’area liberal-democratica. Personalmente penso sarebbe un errore rompere il Pdl e interrompere l’esperienza della segreteria Alfano che dev’essere anzi rafforzata e legittimata. Evitando gli errori del passato…

Quali?

Rincorrere l’Udc, quando era chiarissimo che Casini aveva fatto un’altra scelta. Alleanza di centro era nata proprio per creare un partito moderato d’ispirazione cristiana che affiancasse il Pdl. Berlusconi all’inizio ci ha creduto, poi è stato frenato, non so da quale consigliere, e si sono sprecati tre anni preziosi. Un altro punto debole del Pdl è stato quello di non aver saputo coltivare, a differenza del Pd, una politica delle alleanze. La grande lezione della Dc, che il Pdl non ha compreso, è che gli alleati si coltivano anche quando numericamente non servono. Il Pdl si è isolato sottovalutando il ruolo di forze completamentari come la Destra e, appunto, Alleanza di centro.

Ora se dovesse dare un consiglio a Berlusconi che cosa gli suggerirebbe?

Guidare un rinnovamento radicale della classe dirigente e organizzare un programma di vero cambiamento del Paese che non sia negoziabile. Il suo principale errore è stato, infatti, quello di cedere continuamente alle richieste di Casini, Fini e Lega che lo hanno frenato su tutti i punti del programma: dalla giustizia all’economia. I chiarimenti su questi punti costituiscono un nuovo progetto molto più del nome che gli si voglia dare…