Ospedali e travet, balletto di cifre. E la Fornero semina nuovi veleni

Ventiquattromila statali di troppo, settemila posti letto da tagliare negli ospedali. Il doppio annuncio fa chiarezza di tante voci accavallatesi in questi giorni ma produce nuovi turbamenti nella maggioranza, perché tocca i due settori di riferimento individuati da Pd e Pdl per cercare di migliorare il decreto sulla “spending review” che inizia oggi il suo iter al Senato. A minacciare veti sul decreto, però, sono sempre e solo i Democratici, come fa notare a fine giornata il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. In ogni caso le cifre sono peggiori di quelle che si temeva, ma sono anche un po’ incerte,visto che anche in questo caso, almeno per quanto riguarda la pubblica amministrazione, nel governo Monti è iniziato il balletto di cifre, con l’annuncio del ministro Patroni Griffi e la maliziosa puntualizzazione della solita Fornero, secondo cui è meglio non avventurarsi in cifre ufficiali. Per la serie, senti chi parla.

L’annuncio del ministro

«Per le amministrazioni centrali gli esuberi sono circa 11 mila e per gli enti territoriali circa 13 mila. Questo è il dato di partenza. Il decreto consente gradualità e selettività». Il ministro alla Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, cerca di indorare la pillola facendo rientrare la misura drastica in un provvedimento più ampio e non traumatico: «Cercheremo di riallocare il personale in modo da far sì che ci sia una distribuzione. A valle sarà possibile riprendere le assunzioni dei giovani perché abbiamo un’amministrazione molto vecchia». In ogni caso «ci saranno compensazioni: compenseremo le situazioni di eccedenze d’organico con quelle di carenza», ha aggiunto Patroni Griffi. Insomma «non faremo niente di traumatico, l’intervento consente gradualità. Avremo anche un confronto leale senza veti con le organizzazioni sindacali. Noi abbiamo una macchina di grossa cilindrata un pò vecchia che consuma tanto – ha detto ancora – bisogna cercare di avere una macchina più snella che costi meno e dia più efficienza».

La Fornero ha qualche dubbio…
«Non è materia mia e inoltre i numeri che sono venuti fuori sono tra l’altro tutti da verificare». Così il ministro del
Lavoro, Elsa Fornero, interpellata a margine della visita al Centro per l’impiego di Ivrea, ha commentato non senza malizia i dati forniti dal suo collega sui pensionamenti anticipati previsti dalla spending review e che riguardano i lavoratori della pubblica amministrazione. Dopo il caos degli esodati, la titolare del Welfare ci va con i piedi di piombo. «Si tratta di vedere – ha aggiunto il ministro – quante di queste persone potranno magari accedere ad un pensionamento anticipato, ma questo è relativo ad una operazione di riorganizzazione della pubblica amministrazione e in ogni caso tutto è ancora da vedere», ha concluso.

I tagli alla sanità e l’ira del Pd
Anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi, sposa l’operazione-verità. «I posti letto pubblici secondo le prime stime provvisorie diminuiranno di settemila unità a partire dal 2013», ha detto ieri intervenendo a un convegno del Pd sulla sanità. Un assist ideale per Bersani, che a stretto giro ha messo i paletti e minacciato i soliti veti in Parlamento: «Ci sono servizi come la salute, l’istruzione e la sicurezza di fronte ai quali non devono esistere differenze tra povero e ricco. Noi non accettiamo che sulla sanità sia il mercato a guidare le danze. Questa è la nostra idea di società». Fabrizio Cicchitto, però, non ci sta ad assecondare la posizione arrogante del Pd e tuona: «Il Pd – d’intesa con la Cgil – esprime la sua intenzione di voler modificare il provvedimento della spending review in Parlamento. A questo punto la questione diventa molto seria perchè si intende sancire l’esistenza di due status – prosegue il capogruppo del Pdl – quello del Pd che ha licenza di uccidere, cioè di modificare in Parlamento i provvedimenti senza essere bloccato dalla dichiarazione di fiducia e quello di un Pdl che invece non può modificare i provvedimenti perchè appunto interviene la mozione di sfiducia».