“No tasse, no Iva”: Grilli sceglie il debutto-show (con stecca)

Il debutto è importante, è una sorta di biglietto da visita, è come la prima teatrale o cinematografica. Sono tutti lì a sentire quel che dici, a scrutare come sei vestito, se sei circondato da altri vip, se la buona stampa ti è amica. Bisogna trovare la frase a effetto, quella che ti caratterizza, che ti consente di cominciare col piede giusto e non importa se il tutto ricordi gli spot di un detersivo o di un dentifricio. Vittorio Grilli, fresco di nomina a ministro dell’Economia, non si è sottratto a queste regole e ha confezionato subito il proprio lancio pubblicitario: siamo contrari a nuove tasse e cercheremo di impedire l’aumento dell’Iva, «non è utile per la nostra economia alzare ulteriormente le imposte». Ottimo, sette più. Dopo quello che è accaduto con l’avvento dei tecnici al governo (Imu, Irpef, benzina e via dicendo) una prospettiva del genere – se fosse vera – darebbe un minimo di ossigeno persino in questa estate di fuoco. Ma a ben guardare non è così. Perché quello di Grilli è un messaggio, una dichiarazione di ipotetica speranza. Lo si è capito quando gli è stato chiesto di confermare che gli aumenti dell’Iva erano definitivamente accantonati. Il governo sta pensando a un provvedimento in questo senso? «Oggi – ha detto il neoministro –  non ci stiamo pensando. Ci dobbiamo concentrare sui decreti in corso». Anche perché per evitare gli aumenti dell’Iva relativi alla seconda metà del 2013 «occorrono ulteriori 6 miliardi di euro» che al momento non si sa come reperire. Il che significa: lo spazio pubblicitario è finito ed è ricominciato il solito film, quello del governo tecnico.
Pil in frenata
Le cose vanno male, l’economia è in recessione e il governo non è in grado di dare certezze a nessuno. Allora, domandano i giornalisti, il governo è pessimista? Ma no, quale pessimista. Semplicemente «non abbiamo ancora fatto le nostre stime», dice il ministro dell’Economia. E le previsioni della Banca d’Italia, secondo cui quest’anno il prodotto interno lordo scenderà del 2 per cento. «Prendiamo sempre con il massimo rispetto – afferma Grilli – quello che viene da palazzo Koch». la frenata produttiva del 2012 è, in sostanza, è praticamente confermata. E non poteva essere altrimenti, visto che Confindustria arriva addirittura a preventivare una diminuzione del Prodotto interno lordo del 2,4 per cento. Un problema che interessa l’Italia ma che è comune anche a tutta l’eurozona, dove le tensioni sul debito e l’alta disoccupazione  finiranno per frenare ulteriormente la crescita. Su questa diagnosi concorda anche la Bce il cui bollettino di luglio lascia poco spazio all’ottimismo. «Gli indicatori relativi al secondo trimestre dell’anno – si sottolinea – segnalano un nuovo indebolimento dell’espansione economica e una maggiore incertezza».
L’analisi della Bce
Soffermandosi sull’Italia, la Bce sottolinea da un lato come la riforma delle pensioni diminuirà le pressioni sulla spesa pubblica legate all’invecchiamento della popolazione, al contrario, ad esempio, di quanto avverrà in Germania e Francia. Dall’altro lato, però, esprime la preoccupazione che il settore delle costruzioni, già particolarmente depresso, possa risentire negativamente della reintroduzione dell’Imu. La Banca centrale torna poi a chiedere più «flessibilità e moderazione salariale», ritenendo che possano favorire l’occupazione. «In vari Paesi – si legge nel bollettino dell’Eurotower – la correzione al ribasso delle buste paga è stata modesta, e ciò malgrado l’aumento della disoccupazione». Disoccupazione che costituisce un problema anche per l’Ocse che punta l’indice sul fatto che in Italia soltanto il 18,8 per cento dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni (1 su 5) ha un lavoro regolare, mentre la media europea è quasi doppia. La crisi ha colpito in particolare i giovani dell’Irlanda e della Spagna, con un calo occupazionale del 15  per cento. Anche per le donne italiane la situazione è difficile: lavora soltanto il 47 per cento, a fronte di una media Ue del 58 per cento.