Morti bianche, aveva ragione il Pdl

Diminuiscono le vittime di infortuni sul lavoro e si inverte una tragica tendenza degli ultimi anni. Quanto basta per gridare al miracolo, in tempi di bilanci neri in tutti i settori dell’economia. Nel 2011 i morti sono stati 920, il numero più basso mai registrato, in ulteriore calo del 5,4% rispetto ai 973 dell’anno precedente. In calo anche il totale degli infortuni sul lavoro denunciati: 725mila, in flessione del 6,6% rispetto ai 776mila del 2010. I dati sorprendenti sono contenuti nel rapporto annuale dell’Inail che nel 2011 ha controllato anche 21.201 aziende (il 63% aziende del terziario, il 32% dell’industria) di cui 18.145 sono risultate irregolari (l’85,59%). «L’alta percentuale denota», ha affermato il presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, nella relazione di accompagnamento al Rapporto annuale, «l’efficienza dei sistemi di scelta, della procedura cosiddetta di business intelligence che individua gli insiemi da controllare. Sono stati regolarizzati 48.716 lavoratori (nel 2010 erano stati 56.751), di cui 41.207 irregolari e 7.509 “in nero” (4.426 nel terziario, 2.675 nell’industria)». I premi omessi accertati ammontano a quasi 57 milioni di euro, l’8,6% in più rispetto all’importo accertato nel 2010; i premi incassati a seguito dei verbali ispettivi ammontano a circa il 68% dell’importo accertato. Risultati che solo due anni fa sembravano impossibili da realizzare. Ma gratta gratta e navigando su internet si scopre che i risultati sono frutto del vituperato testo unico del 2009 approvato dal governo Berlusconi che, secondo le cassandre della sinistra, avrebbe provocato anche le ire della Ue.

Il testo unico del 2009
La normativa sulla sicurezza sul lavoro, riformata a suo tempo dal governo Prodi, ha ricevuto le modifiche e integrazioni del governo Berlusconi, grazie al decreto legislativo numero 106 del 3 agosto 2009 (“Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, numero 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”) che contiene la riforma del Dlgs numero 81 del 2008. Il testo segna una forte discontinuità nella disciplina sulla sicurezza sul lavoro, infatti ha riformulato tutta l’area, dalla nozione di lavoratore alla valutazione dei rischi, dagli adempimenti di natura formale al sistema sanzionatorio, alla sicurezza negli appalti.

Le direttrici della riforma
Sul fine “qualitativo” della riforma – nella legge del 2009 – era chiara la volontà di sostituire il “modello punitivo” con un diverso “modello di prevenzione” e di controllo sociale. Così alla leva sanzionatoria penale si è sostituita la leva della “regolarizzazione” (si pensi, ad esempio, alla possibilità offerta di regolarizzare anche le violazioni amministrative). Partecipano alla nuova impostazione anche la messa a disposizione nei confronti dei datori di lavoro, di “standard”, come anche la semplificazione di taluni profili (ad esempio, la data nel documento di valutazione dei rischi). 

I risultati ottenuti
«C’è un collegamento evidente tra l’approccio del testo unico da noi varato e i risultati conseguiti sul versante sicurezza». Maurizio Castro, componente per il Pdl della commissione Lavoro del Senato, è un esperto in materia: «La forza del testo unico emanato dal governo Berlusconi sta nel non aver affidato esclusivamente al momento repressivo e sanzionatorio la funzione di presidio sulla sicurezza. La nostra normativa ha superato la vecchia idea italiana che privilegiava il dato formalistico e repressivo: minute disposizioni tecniche, complicatissime procedure amministrative e terrificanti punizioni non potevano mobilitare energie positive nella direzione della sicurezza. La normativa, quindi,  ha investito molto sui modelli di relazioni industriali, cioè sulla responsabilizzazione diretta delle parti sociali, sulla individuazione di obiettivi non formali e sul rapporto integrato tra istituti preposti alla sicurezza e il sistema delle imprese». In sostanza, è stato seguito il metodo che aveva indicato Marco Biagi. «Il giuslavorista riteneva  – spiega Castro – che si dovessero privilegiare norme leggere che fissassero obiettivi e ne garantissero l’acquisizione, piuttosto che non la fissazione di prescrizioni assertive e, quindi, inevitabilmente procedurali e burocratiche e non sostanziali e comunitarie». L’idea di fondo è quella d’impresa “comunità” che «valorizzando l’apporto creativo di tutti i suoi protagonisti, non può non avere come sua piattaforma la garanzia della sicurezza a cominciare da quella fisica dei suoi protagonisti».

Le verità nascoste

I dati Inail confermano altre verità che molti occultano. «La performance italiana in materia di sicurezza  – puntualizza ancora Castro – è migliore della media europea.  Ora bisogna accelerare sulla premialità, lanciando un piano straordinario per la sicurezza che, fondato sul ruolo attivo delle parti sociali, si ponga come obiettivo la riduzione del tasso di gravità e di frequenze degli infortuni in Italia del 20% nei prossimi due anni. Se le parti sociali metteranno al centro della loro azione questo piano, l’obiettivo potrà essere facilmente raggiunto e diventerà un complessivo vettore di più efficienza e più qualità nei processi produttivi».

I regolamenti
La legge doveva essere completata con l’emissione di regolamenti che «sono arrivati in dirittura d’arrivo». «Il ministro Fornero – conclude Castro – si è impegnata a completare il percorso entro la fine dell’anno». E il ministro conferma: «C’è il nostro impegno a completarlo entro fine anno. La sicurezza non è più vista come un mero onere, una mera incombenza, un gravame burocratico ma è percepito ormai come un incentivo al lavoro e dunque un fattore essenziale di crescita».