«Monti vincente? Una bugia che potrebbe costarci cara»

Nemmeno il tempo di gioire (col calcio) che è già ora nuovamente di Italia-Germania (in economia). E, come se non bastasse, qui di assi per il Belpaese da far giocare non ce ne sono tanti. «Occorre dire, prima di tutto, che chi sosteneva che l’Italia con Monti avesse vinto il primo tempo a mio avviso aveva un po’ esagerato». A parlare è Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica all’Università del Sannio, che, nel giorno dell’incontro intergovernativo tra Mario Monti e Angela Merkel, non si unisce agli entusiasti che hanno cantato presto vittoria appena concluso il vertice dell’Eurogruppo di Bruxelles.

Questi “tempi supplementari” tra Italia e Germania come li giudica?

Premessa: se guardiamo alle risorse che sono state annunciate per la crescita nella migliore delle ipotesi arriveremo intorno ai 100 miliardi. Bene, questa cifra non solo è ottimistica, ma non riuscirà a compensare neppure le manovre restrittive che sono state realizzate nella sola Italia nel 2011. Fondamentalmente, già a Bruxelles, è dubbio che ci sia stato un successo per l’Italia, perché se si guarda a quel vertice le cose sono molto più complicate e i risultati più modesti. Figuriamoci adesso con l’incontro del 9 luglio che corre il rischio di riportare indietro i pochi risultati ottenuti.

Tra Monti e Merkel è un braccio di ferro reale?

Il braccio di ferro esiste. Perché esistono interessi contrastanti. Che questo braccio di ferro lo possa vincere Monti mi sembra molto ardimentoso. Mi pare che ci sia da parte di una certa stampa italiana il desiderio irrefrenabile di esaltare il premier.

Il motivo?

Forse allo scopo di preparargli il terreno per la continuità politica. Qualcuno scommette infatti che Monti possa diventare una carta politica. A me francamente sembra un tipo di scommessa che possiamo pagare cara se la dobbiamo basare su una serie di affermazioni poco veritiere. Proprio come quelle che sostengono che avremmo vinto al vertice di Bruxelles.

Cosa accadrà sugli eurobond?

Gli eurobond sono fuori discussione: non entreranno proprio in gioco.

E sul fondo salva Stati?

Dobbiamo capire se questo scudo antispread è una cosa reale oppure è un’arma senza munizioni. Se noi pensiamo di poter contrastare la speculazione semplicemente con quei miliardi che sono rimasti nel fondo salva stati non andiamo molto lontano. E poiché gli speculatori lo sanno, possono fare delle scommesse su alcuni Stati. Le risorse del fondo sono risibili rispetto alla potenza di fuoco della speculazione.

Parliamo di crescita.

È l’altro grande problema. I fondi previsti sono un argine di breve periodo. Ed è evidente che tutti i nostri problemi di debito, sia pubblico che privato, non si risolvono se non risale la crescita dei redditi. Ma questa richiede risorse che, come ho detto, al momento non servono nemmeno a compensare gli effetti delle misure restrittive a livello dei singoli paesi.