Monti lascia l’Economia e promuove il tremontiano Vittorio Grilli ministro

Dopo otto mesi, ieri Mario Monti ha lasciato l’interim all’Economia. La decisione di passare il testimone è arrivata un po’ a sorpresa, sebbene la tempistica abbia una sua portata simbolica: è giunta all’indomani della definizione degli accordi europei sullo scudo anti-spread. Non sorprende invece che come nuovo ministro sia stato designato Vittorio Grilli, già viceministro in prima linea in tutte le sedi che contano. C’era anche lui, l’altro giorno a Bruxelles, quando si definivano i meccanismi operativi di salvataggio dell’Eurozona. A lui, ieri, nel corso dell’assemblea dell’Abi, è andato il ringraziamento del premier. «Come ministro dell’Economia sono stato aiutato dalla competenza del viceministro Grilli, che qui voglio ringraziare», ha detto Monti, che di lì a poco avrebbe annunciato il cambio della guardia alla guida del ministero. Ma il percorso che ha portato Grilli a via XX Settembre non è certo iniziato in queste settimane. Già a febbraio si vociferava di una possibile promozione. Il Professore era andato in viaggio in America e si era portato dietro il suo vice, un passo visto come una sorta di investitura. I tempi, però, evidentemente, ancora non erano maturi.
Milanese, 52 anni, Grilli ha un profilo da professore e tecnico che più non si può. Bocconiano, laureato in Discipline economiche e sociali, ha insegnato, tra l’altro, all’Università di Yale e al Birkbeck college di Londra. In Italia, invece, è prima di tutto funzionario statale di lunghissimo corso: il primo incarico al ministero dell’Economia risale al 1993, come membro del Consiglio di esperti del dipartimento del Tesoro. Da lì in poi è partita una scalata che, inframmezzata da incarichi manageriali nel privato, lo ha portato sugli scranni più alti del ministero, da quello amministrativo di direttore generale del Tesoro a quello odierno di ministro. Benché abbia un profilo quanto mai adatto a un governo dei professori, però, Grilli non è affatto considerato un tecnico neutro. Lo indicano piuttosto come un uomo di destra e tremontiano convinto. Ciò che è certo è che ieri i primi auguri che gli sono arrivati sono stati quelli di Silvio Berlusconi e che ai tempi di Tremonti ministro Grilli era alla guida del dipartimento del Tesoro, incarico che comunque aveva ricoperto già nel precedente governo Berlusconi e poi mantenuto in era Padoa-Schioppa. Per un po’ è stato anche in odore di Bankitalia. È successo quando Mario Draghi è passato alla Bce e si è aperta una partita per la successione in cui era dato testa a testa con il direttore generale di via Nazionale Fabrizio Saccomanni. Alla fine, com’è noto, l’ha spuntata Ignazio Visco. Poco male per l’allora viceministro che ora si vede formalmente promosso in serie A per proseguire l’opera di consolidamento dell’economia italiana. Un mandato implicito, quasi subliminale, che forse sta più nel significato dei tempi scelti da Monti per lasciare l’interim che nella realtà. La realtà, infatti, racconta di una crisi che resta acuta e di cui il Professore ritiene di doversi fare ancora carico visto che, contestualmente all’investitura di Grilli, Monti ha annunciato anche la nascita di un “Comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria”, di cui lui stesso sarà presidente. Ne faranno parte il neo titolare dell’Economia e quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, oltre agli «altri ministri competenti» e, all’occorrenza, Visco, «che potrà essere invitato». Ma il clima nell’organismo rischia di essere tutt’altro che sereno: tra Grilli e Passera non sempre è corso buon sangue e, anzi, appena un mese fa sono servite pubbliche smentite per dire che sul decreto Sviluppo non stavano affatto volando gli stracci. «Sono abbastanza sorpreso nel leggere i giornali perché con il ministro, ma anche con gli altri colleghi e con la Ragioneria abbiamo un rapporto collaborativo», disse Grilli parlando delle ricostruzioni sulle liti in seno al governo. In pochi però gli credettero.