Migliori è il nuovo presidente dell’Osce

Euforia (comprensibile) e grande soddisfazione del mondo politico italiano per l’elezione del deputato del Pdl Riccardo Migliori alla presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Migliori, fiorentino, 60 anni, è il primo italiano nella storia dell’organizzazione a ricoprire questa carica.
Congratulazioni e auguri sono giunti un po’ da tutte le parti: dal segretario del Pdl Angelino Alfano al presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, al senatore del Pdl Altero Matteoli (toscano anch’egli) a tutti i consiglieri del gruppo di centrodestra della Toscana, tra i cui ranghi Migliori ha lavorato per anni, a molti esponenti istituzionali. Anche il ministro degli Esteri Terzi complimentandosi con Migliori ha parlato di «un successo per l’Italia», oltre naturalmente ai rappresentanti italiani nell’Osce che quotidianamente lavorano a stretto contatto col deputato di Firenze. L’elezione si è svolta a Montecarlo, dove è terminata la 21a sessione annuale dell’assemblea.

Presidente Migliori, come si è giunti a questo prestigioso riconoscimento?

Diciamo subito che la delegazione italiana in seno all’Osce è tra le più attive e protagoniste, in particolare nel campo dei monitoraggi internazionali, e inoltre è una delegazione assolutamente unita, al di là delle divisioni politiche e partitiche, che ha sempre anteposto l’interesse e il prestigio dell’Italia a tutto il resto. E questo è il risultato. Insomma, io ho fatto goal, ma il merito è di tutta la squadra, dell’Italia…

Un successo per tutta la nazione, insomma…

Certo, la mia elezione in realtà è la dimostrazione della capacità dell’Italia in questi ultimi anni di essere protagonista nel contesto europeo. Quando noi italiani non ci dividiamo otteniamo grandi risultati.

Le altre delegazioni hanno votato per lei?

Assolutamente sì. Anzi, è importante sottolineare che io sono stato eletto per acclamazione dall’assemblea, perché nessun altro si era candidato contro, tanto era uniforme l’accordo sul mio nome. Dopo due anni di presidenza socialista, stavolta era il turno dei popolari, e tutto il gruppo ha firmato la mia candidatura: quindi c’era un’indicazione politica omogenea. Anche il senatore John McCain mi aveva espresso in un incontro il suo parere favorevole.

Lei è particolarmente attivo nel campo dei diritti umani. Cosa farà tra le prime azioni?

Mi dedicherò alla situazione nell’Europa dell’Est, in particolare in Georgia, Bielorussia e in Ucraina, dove si voterà tra settembre e ottobre, e dove dovrei incontrare Julia Timoshenko nel carcere di Karkov. Un altro punto cruciale è il conflitto silente tra Armenia e Azerbaigian per la questione del Nagorno Karabakh. La Turchia, poi, ha chiesto un monitoraggio lungo la linea di confine con la Siria. C’è molta preoccupazione per quanto sta accadendo e penso di visitare l’area di confine appena possibile. È importante anche agire sul ruolo dell’Europa nel Mediterraneo, area nella quale alcuni importanti Paesi sono già partner dell’Osce, mi riferisco a Marocco, Algeria, Egitto, Tunisia, Giordania e Israele, nazioni che partecipano con facoltà di parola ai lavori dell’Osce, ma che non hanno diritto di voto.

Ci sono dei sommovimenti in corso in quella zona…

Sì, le notizie importanti sono due: se in Libia le elezioni fossero vinte, come sembra, dai liberali, Tripoli chiederà la partnership alla nostra organizzazione, mentre Tunisia e Marocco hanno l’intenzione di chiedere quanto prima la membership a pieno titolo.