Matteoli: Alfano rottamato? No, resta il segretario

Non si scompone alla notizia del ritorno in campo di Silvio Berlusconi, anzi, «è legittimo che abbia voglia di riprendere il cammino che si è interrotto nel novembre del 2011». Altero Matteoli, politico di lungo corso, un passato nelle file del Msi e poi in An, due volte ministro con Berlusconi premier, spera però che a decidere il futuro del centrodestra non siano i sondaggi. In serata dal vertice a Palazzo Grazioli esce un sì unanime alla candidatura.

Nessuna sorpresa?

Io dico che Berlusconi è sempre stato il leader, la candidatura a Palazzo Chigi non è un colpo di teatro.

Lo ha fatto per dare la sveglia a un partito indebolito o per testare il polso dell’elettorato deluso?

Spero che la scelta sia dovuta a tre fattori: il primo è il suo fiuto, ha annusato che alcune categorie sono favorevoli al suo rientro; il secondo sta nella sua rinnovata popolarità: negli ultimi tempi la gente è tornata ad applaudirlo. Solo per ultimo metterei i sondaggi.

I più maliziosi sostengono che Alfano verrà di fatto rottamato…

Alfano resta il segretario del partito eletto per acclamazione. Una volta liberato dall’impegno oneroso della candidatura alla presidenza del Consiglio, può dedicarsi con tutte le forze al partito. È un’ottima notizia.

Si parla di un ticket con il segretario o con una donna

Non si può inventare un ticket dalla sera alla mattina e poi Berlusconi non ne ha bisogno. Negli ultimi 18 anni ha vinto e ha perso ma senza aiutanti.

Intervistato dal “Corriere”, Alfano ha detto di avere in mente due o tre donne da affiancare al Cavaliere. È contrario?

Non credo ce ne sia bisogno.

Il ritorno in pista dell’ex premier allontana però il dialogo con il centro di Casini. Neanche questo è un problema?

Non credo. Quando Casini dice che Berlusconi è un impedimento non dice la verità. Quando abbiamo scelto Alfano non mi sembra che l’Udc abbia fatto passi avanti, semmai ha fatto l’accordo con Bersani. Se vuole allearsi con il centrodestra, lo fa con o senza Berlusconi candidato.

Succederà?

Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se favorirà o meno la tradizionale vocazione di Casini a tenersi nel mezzo e scegliere dopo il risultato elettorale facendo l’ago della bilancia.

Tra dieci giorni dal Senato uscirà una bozza di testo unico sulla riforma elettorale. Riuscirete a mettervi d’accordo?

È molto difficile, credo che si arriverà allo scontro in Aula. Quando c’è una frattura tra destra e sinistra sono contento, perché vuol dire che la politica funziona. Non è anomalo che Pdl e Pd si fronteggino, è strano che sostengano lo stesso governo, come sta accandendo.

E le preferenze?

Non mi appassionano, non esistono in nessun paese del mondo. Ne ho discusso all’interno del mio partito e se l’orientamento è favorevole mi adeguerò.

Con Berlusconi in campo le primarie vengono automaticamente messe in soffitta?

Non mi piacciono e non le ho mai caldeggiate. O vengono istituzionalizzate oppure sono sintomo di debolezza.

È vero che nel disegno di Berlusconi la vecchia guardia verrà marginalizzata?

C’è spazio per tutti. Da quando sono nato ho sempre sentito dire da tutti “largo ai giovani” e anch’io l’ho chiesto quando avevo quarant’anni. Credo che ci voglia gioventù ed esperienza.

Dica la verità, avete qualche chance di vittoria?

Sì, perché l’Italia non è di sinistra, non lo è mai stata. Può vincere solo quando i moderati si dividono o quando facciamo degli errori.

Con la Lega di Maroni tornerete a dialogare?

Per ora sospendo il giudizio. Dalle prime mosse mi sembra che il nuovo segretario sia impegnato a cancellare ogni traccia di Bossi. E questo è sempre un errore. Auspico che il dialogo possa riprendere: in passato abbiamo lavorato insieme e governato bene.