Mantovano: «Sugli immigrati una sanatoria contorta e semiclandestina…»

Pene più severe per chi assume e sfrutta un immigrato irregolare. Premiato col permesso di soggiorno lo straniero che denuncia il suo datore di lavoro in nero, collaborando alle indagini. È questo il risultato del decreto legislativo che il Consiglio dei Ministri ieri ha approvato in via definitiva per l’emersione del lavoro nero e per combattere il caporalato. Ancora: il decreto potrebbe dare il via libera a una sanatoria. Stando alle prime indiscrezioni, una norma transitoria permetterebbe al datore di lavoro di “pentirsi” e denunciare i propri dipendenti irregolari. «Non vorremo che si celasse una qualche forma di sanatoria, che potrebbe attrarre addirittura ingressi di clandestini nel nostro Paese», ha avvertito il capo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri.  Esponiamo i contenuti del decreto a uno che la materia la conosce bene, Alfredo Mantovano, già sottosegretario agli Interni, che, infatti, è molto, molto perplesso. In questo modo «avremo più problemi che benefici»

Perché, onorevole Mantovano, la strada presa dal governo non convince?

Perché non si può gestire l’immigrazione all’insegna della sanatoria permanente. Per di più una sanatoria semiocculta e contorta.

Si spieghi…

Il governo, se intende regolarizzare la posizione degli immigrati clandestini e il loro sfruttamento, lo faccia in maniera diretta. Noi dieci anni fa ci ponemmo il problema per risolvere la posizione di coloro i quali il datore di lavoro preferiva licenziare anziché regolarizzare. Emanammo una circolare per concedere un permesso di soggiorno di sei mesi, il tempo necessario per presentare ricorso e procedere alla regolarizzazione. Ma era una circolare, finalizzata a una situazione momentanea. Questa fatta dal governo è una norma a regime.

E quando si dice sanatoria, bisogna stare accorti…

Altroché. Il governo, se agisse in via più diretta, potrebbe oltretutto introdurre quei “filtri” necessari – che noi prevedemmo – per evitare di sanare la situazione di criminali o di persone che avevano conti aperti con la giustizia e con le esigenze lavorative non c’entravano niente.

Il “pentimento” del datore di lavoro non la convince?

Più che altro questa norma fa saltare l’impianto complessivo della legge: si eludono, infatti, le norme sull’immigrazione, se il datore di lavoro da subito può sanare sia la sua posizione che quella del lavoratore sfruttato e non in regola. Stendere un velo sul passato non mi sembra un contrasto efficace…E poi mi piacerebbe sapere se il “pentimento” vale nei confronti di tutti, anche per quelle persone su cui pendono reati o situazioni poco chiare…

Premiare la denuncia con la regolarizzazione: che ne pensa?

Che potrebbe diventare uno strumento di ricatto fuori controllo: uno chiede di lavorare, non viene assunto, dopodiché fa la sua denuncia. Se c’è questo automatismo – denuncia uguale permesso di soggiorno – ciò produrrà un contenzioso senza fine. Con il datore di lavoro che farà la sua controdenuncia. Insomma, prevalgono più i “pro” che i “contro”.

Non pensa che il decreto legislativo porterà a contrastare il “caporalato”?

Non confondiamo. Già esiste la norma sul “caporalato”, se con questo termine si intendono la schiavitù e l’assoggettamento del dipendente. In questo caso, invece, si parla di un impiego generico, che non è schiavitù. Dunque, il meccanismo potrebbe favorire delazioni e contenziosi.

Il governo sostiene che con tale decreto si è recepita la direttiva europea. Affermazione convincente?

Che non stiano a seccare con questa storia dell’Europa, la quale chiede solo di essere seri in tema di immigrazione. E poi le norme di recepimento già ci sono, tra cui la Bossi-Fini. Se vogliono prenderci in giro lo facciano. Se vogliono trovare argomenti, ne trovino uno più serio…