Ma sulle primarie il dibattito resta aperto

Archiviare le primarie perché con Silvio Berlusconi in campo non servono più? Nel Pdl c’è chi ne è convinto e chi, invece, sostiene che coinvolgere l’elettorato nelle scelte abbia ancora un senso. Il dibattito, insomma, resta aperto anche con l’ipotesi del Cavaliere di nuovo in corsa per Palazzo Chigi.

Per Alfano, superate dagli eventi

Dopo Fabrizio Cicchitto che le aveva escluse e Altero Matteoli che aveva ribadito di non apprezzarle a prescindere, a meno che non vengano «istituzionalizzate», ieri anche Angelino Alfano ha detto la sua. «Sono un metodo che condivido e sono il metodo migliore per scegliere un candidato, ma con la candidatura di Berlusconi posso dire per certo che non c’è bisogno di fare le primarie», ha spiegato il segretario del Pdl. Alfano era al convegno romano dei Cristiano riformisti, dove era atteso anche Berlusconi, il quale però alla fine non è andato per «un impegno – ha detto Alfano – che lo ha trattenuto». Ma per il segretario l’incontro è stato anche l’occasione per ribadire di sostenere una ricandidatura di Berlusconi e per confermare che, comunque vadano le cose, lui resterà alla guida del partito. «Sono stato eletto lo scorso anno e intendo continuare il mestiere di segretario», ha detto l’ex Guardasigilli, annunciando che «faremo una manifestazione a sostegno del semipresidenzialismo».

Ma sono un «impegno preso»
Alfano, dunque, è fra quelli che, con Berlusconi in campo, considerano le primarie superate dagli eventi. Ma la possibilità di chiamare i cittadini a esprimersi sulle scelte di vertice continua a trovare asilo nel Pdl, magari con formule diverse. Anche perché, come ha ricordato Guido Crosetto, tanto se n’è parlato che oggi una marcia indietro potrebbe non essere del tutto opportuna. «Se le primarie non servono più per individuare il candidato del Pdl alla presidenza del Consiglio nulla ci vieta di trasformarle in primarie per la segreteria del partito e mantenere così la parola spesa su questo fronte», ha detto Crosetto, per il quale un voto di base potrebbe rafforzare la segreteria Alfano, dandogli nuovo slancio. È stato Mauro Cutrufo, poi, a richiamare gli impegni presi dal partito nell’ultimo consiglio di presidenza. «Si decise per le primarie. Cosa è accaduto dopo?», ha chiesto il senatore, facendosi portavoce delle istanze dei Dc nel Pdl.
 
«Si celebrano solo per il premier»
La vede in maniera diametralmente opposta Massimo Corsaro. Per lui le primarie valgono solo per la scelta del premier, decaduta questa esigenza non ha più senso farle. Quanto alle designazioni interne, «io sono contrario», dice il vicepresidente dei deputati del Pdl, per il quale «le regole e gli organigrammi di un soggetto politico vanno stabiliti tramite i congressi e le assemblee». E le primarie come momento di confronto di idee, anche nel caso in cui ci sia già un vincitore in pectore? Anche questa opzione non convince Corsaro, per il quale «qualunque momento di confronto interno è benvenuto e auspicabile, ma le sedi adatte sono le assemblee programmatiche».

«Sono per la democrazia interna»
Per Andrea Augello, invece, le primarie hanno un valore in sé, che è prima di tutto di metodo. «Si fanno come sistema di garanzia della democrazia interna», ha spiegato, chiarendo di pensare a un modello come quello americano. «Negli Stati Uniti partecipano tutti, poi si eleggono i delegati e poi si svolge una convention finale, che magari decide anche all’unanimità, ma che è frutto di un confronto. Questo meccanismo – ha proseguito Augello – consente a tutte le anime del partito di manifestarsi e prevede che alla fine il candidato più forte faccia sintesi, che è il contrario di quanto ha fatto il Pdl fin qua, procedendo per annessione». Ma per il senatore vi sono anche delle ragioni esterne al partito che dovrebbero spingere a non archiviare frettolosamente le primarie. «In questo momento – ha detto Augello – venir meno alle primarie significa rinunciare a dare una risposta alla voglia di partecipazione, che è la prima, più immediatamente avvertita esigenza dei cittadini». Inoltre, c’è una questione che riguarda gli avversari politici: se Berlusconi partecipasse alle primarie metterebbe in difficoltà Bersani, il quale evidentemente ha un problema a confrontarsi con la competizione interna.

«Per indicare il cambiamento»
Per Gianni Alemanno, poi, le primarie servono a dare quei «segnali di cambiamento» richiesti dall’elettorato e dal momento politico. «Paradossalmente – ha sottolineato il sindaco di Roma – possono servire proprio a rilanciare la candidatura di Berlusconi». E anche Renata Polverini, chiarendo di non essere «mai stata una sostenitrice delle primarie», ritiene che «se, come immaginavamo, potevano rappresentare uno strumento per rimettere in moto un processo democratico di riqualificazione del personale politico, allora andavano bene».