Il ruggito del Cav: torno in campo

Minosse e il caldo africano non c’entrano. Questa volta è ancora Silvio Berlusconi a riscaldare il clima politico. A leggere Corriere e Libero ha in testa di sbaragliare tutti, avversari e fedelissimi. Il Cavaliere sarebbe pronto a tornare in campo e sacrificare le vacanze per preparare il gran rientro di settembre. Una bufala? Una mossa a sorpresa per testare gli umori? Una provocazione per dare la sveglia al partito? Sondaggi alla mano, a un anno dall’incoronazione di Alfano alla segreteria, torna a ruggire e accarezza l’idea di candidarsi nuovamente a Palazzo Chigi magari in ticket con Angelino. Con il suo nome sulla scheda – questo il ragionamento fatto a via dell’Umiltà – l’elettorato deluso e pronto a confluire nell’esercito degli astenuti (che non gli ha perdonato il passo indietro a favore di Mario Monti)  tornerebbe all’ovile del “combattente Silvio”. Che non conferma e non smentisce.
«Tanti chiedono al presidente Berlusconi di candidarsi. Io sono in testa a questi. Se deciderà di farlo, sarò e saremo al suo fianco», scrive Alfano su Twitter a scanso di letture maliziose. In mattinata, sotto il pressing dei cronisti, ha negato qualsiasi sconcerto («per chi come lui ha governato in anni così complessi, ha ceduto il passo a un nuovo governo tecnico senza mai essere stato battuto in aula e senza avere perso le elezioni, credo sia giusto e legittimo chiedere un giudizio al popolo italiano sulla storia di questi anni e su una nuova chance di governo»). Che non avesse voglia di ritirarsi a vita privata a fare il nonno non è una novità, soltanto venti giorni fa davanti alla platea della Giovane Italia diceva: «Se dovessi dare una risposta a chi mi chiede se sono intenzionato a continuare ancora in politica, dovrei rispondere in un solo modo. Non è un fatto definitivo, sto maturando delle decisioni e dico “sì, io ci sto, ma dovete darmi il 51%”». E la notizia, postata sul sito ufficiale del fan club di Berlusconi, ha registrato 4700 mi piace. Dicono che abbia passato le ultime settimane a studiare i sondaggi, ad analizzare gli scenari, ad ascoltare dirigenti del Pdl, imprenditori ed esponenti internazionali. «I sondaggi parlano chiaro: nessuno ha più consensi di me, se mi candido ce la possiamo fare», avrebbe confidato ai suoi. Restano, però, molte incognite a partire dalla legge elettorale e qualche mal di pancia, ancora sotterraneo. Se il Cavaliere corresse con Alfano e una squadra di giovani, il Pdl, o come si chiamerà, potrebbe puntare al 30%. In Transtlantico non si parla d’altro e la notizia corre sul web suscitando le reazioni più diverse: si va da “Silvio, pensaci tu” a “meglio che faccia il padre nobile e lasci il campo a una nuova classe dirigente”. Per alcuni deputati e dirigenti è l’unico modo per risollevare le fragili sorti pidielline, per altri è un’opzione tutta da verificare. Tra i meno entusiasti vengono annoverati Maurizio Lupi, Franco Frattini e Maria Stella Gelmini. «Mi pare che c’è una reazione nervosa che fa trasparire preoccupazione tra gli avversari. Per il centrodestra la candidatura non è invece una grande sorpresa», commenta Altero Matteoli, «nessuno si è sbagliato, abbiamo scelto con un voto unanime Alfano e poi lo abbiamo indicato come possibile candidato. Poi, grazie alla disponibilità di Alfano, Berlusconi ha riesaminato la candidatura». Però, aggiunge l’ex ministro un passato nel Msi e in An, «starei attento a scegliere Berlusconi solo in funzione dei sondaggi, preferirei optare per motivazioni più strutturali. Spero che la scelta sia dettata da ben altro che il solo sondaggio. Se il ticket fosse Berlusconi e Alfano a me andrebbe molto bene. Il partito al suo interno c’è un dibattito e questo clima positivo di confronto ha indotto l’ex premier a fare un passo avanti». Non abbiamo nessuno di meglio di Berlusconi – forza la mano Daniela Santanchè – non è questione di essere tifosi, ma lui da sempre prende più voti di tutti nel nostro schieramento. «Chi ha mai potuto pensare che avevamo un candidato migliore? Non lo so». Poi si lascia scappare un auspicio interessato: «Io non aspiro a nulla, ma il ticket con una donna sarebbe un’idea illuminante». Ma non è un modo per rottamare Alfano? «Ma perché? È segretario del Pdl…». Quanto al nome, l’ex pasionaria storaciana avanza l’idea di “Rivoluzione italiana”, «perché per governare il Paese ci vorrebbe una rivoluzione».
Di certo il ritorno in pista del Cavaliere allontanerebbe definitivamente l’Udc, visto che Casini ha sempre condizionato qualsiasi alleanza al passo indietro berlusconiano. «Che paura!», commenta il leader centrista, «Auguri e buon lavoro» e cita Pascoli: «C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi di antico…». «Dove scende in campo? A San Siro?», chiede ironico Bobo Maroni che parla di «solite indiscrezioni» e aspetta di sentire Alfano. Tonino Di Pietro intona il vecchio refrain: «Berlusconi si è messo a fare politica per aggiustare i suoi affari giudiziari e personali. Evidentemente ha ancora qualche altro problema da sistemare». Dal fronte democratico e finiano si sprecano le ironie e le «preoccupazioni» per le sorti dell’Italia e della democrazia. Come sempre, più di sempre. «Berlusconi è libero di candidarsi e di perdere, ma la smetta di fare la commedia», dice veleonosa Debora Serracchiani.