Dobbiamo dare respiro a Roma (e alla politica)

Purtroppo i tecnici al governo appartengono tutti a una sola categoria, sono tutti economisti che sostengono il primato dell’economia, ma la cultura è fatta di tante parti», dice l’architetto Paolo Portoghesi, che da tecnico è stato chiamato a far parte del “comitato dei garanti” di “Rete attiva per Roma”, la lista civica a sostegno di Gianni Alemanno. «E io mi compiaccio – spiega – che non vi abbiamo messo solo architetti, ma persone che vivono la struttura della società civile: costruttori, architetti, un regista, un poeta, un sociologo. La soluzione dei grandi problemi dell’Italia – aggiunge Portoghesi – non può venire da una sola disciplina, ma dall’incontro tra tecnici e politica».

Pensa che l’esperienza di “Rete attiva per Roma” possa rappresentare un modello per il Paese?

Diciamo che sono convinto che oltre alle voci dei partiti, che sono un’esigenza della democrazia, servano anche altre voci che correggano il tiro, che facciano vedere che esiste un futuro per la politica, perché allo stato attuale sembra che non ci sia più. C’è l’antipolitica in corsa, ci si fida dell’ultimo venuto, basta che urli e dica cose con veemenza. Secondo me, la città ha bisogno di essere interpretata, deve essere coinvolta la società civile. Tutto questo è un modello nuovo di espressione democratica, presuppone una partecipazione, ma la partecipazione da sola può creare una condizione quasi di impotenza. Ognuno ha i suoi bisogni e desideri, non tutti possono essere accontentati, ma serve conoscerli, avere esperienza di vita urbana. Poi bisogna decidere.

E chi decide, professore?

Decide la politica, altrimenti la democrazia evapora come sta evaporando in questi giorni.

Quale ruolo, dunque, per voi tecnici in questa lista?

Intanto non quello di promotori, io non ho promosso alcunché. Invece, sono pronto a dare un parere, una partecipazione alla fase della programmazione per il futuro della città. Questo coinvolgimento è molto importante. La nascita di questa lista è legata a persone che stanno studiando la città, che oggi la considerano oggetto di riflessione e analisi quantitativa e qualitativa. Alemanno ci ha detto che si sentirà vincolato dai pareri di questo gruppo. Sono persone che conosco bene, Avati, Alberoni, Albertazzi… sicuramente non staranno lì a guardare. Avati è una persona di grandi capacità, un regista, ha i numeri per esercitare una funzione di stimolo. Il nostro compito è questo.

Lei non ha trascorsi da uomo di destra, ha cambiato idea?

L’aspetto ideologico non c’entra, Alemanno non ha chiesto l’adesione a un partito, ma a un progetto per una lista civia. Questa è una strada buona. In questo momento i partiti mantengono il loro compito, ma appaiono un po’ tutti inadeguati. In prospettiva è molto meglio che le città maturino in proprio un’ipotesi di sviluppo. In un momento come questo è essenziale pretendere che la città abbia strumenti per realizzare le sue esigenze. Il governo, nelle ultime decisioni, ha ridotto i Comuni a servitorelli obbedienti, mentre al Comune va mantenuta forza d’iniziativa e quindi di sviluppo. E mi sembra che Alemanno sia una persona combattiva, che sia adatto a rappresentare queste esigenze.

Dopo oltre quattro anni le sue valutazioni non si baseranno solo su un’impressione…

La giunta attuale ha fatto diverse cose in due direzioni positive: la valorizzazione del centro storico e il tentativo di riorganizzare le periferie. Per il primo ha impostato una serie di trasformazioni importanti, come la pedonalizzazione e la valorizzazione di luoghi che erano rimasti sacrificati. E poi ha evitato scempi come il parcheggio sotto il Pincio. Sul piano della periferia, per esempio, è stata istituita una commissione per i concorsi per costruire le piazze. Questa è un’esigenza reale, un modo per sottrarre i cittadini alla tentazione di isolarsi in casa a guardare la tv o giocare con internet, e per riscoprire la dimensione corale della vita urbana.

Cosa vorrebbe dalla prossima consiliatura?

Che si portasse a compimento quanto avviato. Un’amministrazione per esprimere i suoi progetti ha bisogno almeno di due legislature, quindi mi sembra giusto che, invece di realizzare esperimenti, si cerchi di portare a fondo alcune ipotesi che sono state avanzate e non si sono potute compiere per il tempo limitato.

Per esempio?

Mi auguro che la commissione per le periferie possa diventare una realtà e si possano fare concorsi per giovani che ridisegnino le periferie. O che si possano realizzare alcune ipotesi importanti, anche molto radicali, avanzate in una commissione per la viabilità di cui ho fatto parte e rimaste sulla carta perché non c’era tempo.

Anche se la sua non è un’adesione ideologica non teme che possa essere letta come tale?

(Ride) Io ho la coscienza a posto, ho anche militato in un partito, ma da anni mi sento privo di strutture politiche a cui dare una mia adesione. Ora ho dato l’adesione a una struttura che ritengo voglia proporre la politica da un altro punto di vista, che punti sulle esigenze della società civile attraverso persone che possano rappresentarla. La democrazia è una struttura complicata e difficile, la cosa importante è confrontarsi sulle cose, sulle decisioni. Poi lì si vede se le idee sono compatibili con un’azione. Sono convinto che spesso i politici sbagliano perché non conoscono a fondo le situazioni, per questo sono importanti l’esperienza e l’aiuto di persone che vivono la società ciascuna per la propria competenza.