Corsaro: se Monti cade nella trappola, è finito

Non crede che Monti sia così sprovveduto da cadere nella trappola di Casini e Bersani, ma se dovesse accadere «il Pdl ne trarrà tutte le conseguenze». Massimo Corsaro, vicepresidente dei deputati pidiellini, un passato nel Msi e poi in An, non si scandalizza per l’operazione tentata in queste ore dall’Udc e dal Pd, ma «che venga messa in chiaro».

Monti prenderà la tessera del Pd?

Indipendentemente dalle valutazioni che farà il premier, con il comportamento del Pd e dell’Udc cade la maschera di chi ha teorizzato il governo terzo e imparziale di fronte al quale tutte le  forze politiche erano chiamate a un passo indietro. Se pensano a un’operazione-frittata per scalzare il centrodestra da un eventuale futuro governo, lo devono dire.

In questo caso il Pdl staccherebbe la spina?

Non mi aspetto che accada, perché Monti non è così ingenuo. Ma se qualcuno,  pur di mettere le mani sul prossimo governo non potendo arrivarci con le sue gambe attraverso il voto, dice “oggi per allora” che si può proseguire con Monti, l’esecutivo deve apparire ancora più “terzo” e super partes. Dobbiamo pretenderlo, abbiamo già assistito a decisioni politiche strabiche con lo sguardo rivolto a sinistra: penso a esponenti di governo e sottosegretari che si dichiarano sostenitori o iscritti di partiti di sinistra. Se Monti cadesse nel tranello di farsi tirare per la giacca, avrebbe estinto qualsiasi credibilità residua.

Siete stati troppo generosi?

Di fronte a questa ipotesi il centrodestra deve accentuare la sua identità culturale e politica distinta e distante dalla sinistra, con la quale incidentalmente siamo impegnati nel sostegno al governo. Noi continuiamo a candidarci nel nome della continuità con i nostri valori e i nostri progetti non mischiati in pateracchi. Resto convinto che in Italia esiste un elettorato maggioritario alternativo alla sinistra e quando anche le formazioni di centro guardano a sinistra, il Pdl rappresenta l’unico originale.

Come giudica l’abbraccio di Casini ai Democratici? Un problema in meno o un’occasione persa?

Se si fa politica si può mettere in conto di perdere. Non sono mai stato “innamorato” del leader dell’Udc, che è figlio di una cultura eticamente contraria alla mia: quella di chi sta alla finestra per poi decidere dove spostare il suo peso. Spero, invece, che ci possa essere un allargamento della nostra offerta elettorale nei confronti degli elettori dell’Udc che si sentono traditi dalla scelta di Casini.

Nell’ammucchiata Pd-Udc-Sel qualcuno vede il rischio della riedizione dell’arco costituzionale con il Pdl escluso dal gioco politico. Una sorta di conventio ad excludendum riveduta e corretta.

Negli auspici della sinistra, forse di Casini, e certamente di Fini, c’è la smania di fare della destra il “mostro da sbattere in prima pagina”. Non ci sono riusciti ai tempi del Msi, quando eravamo in condizioni storiche, fisiche e mediatiche ben peggiori, oggi sarebbe una strada assolutamente impraticabile. Non si può escludere una forza politica che, anche secondo gli istituti demoscopici più ostili, ha il favore di un italiano su cinque.

Il vertice di Bruxelles è stato un successo o una patacca? Cicchitto lo ha definito «un accenno di evoluzione»…

Devo riconoscere questa volta la capacità caratteriale di Monti di non chiudere il vertice sulle posizioni con cui era stato aperto dalla Merkel. Se si tradurrà in risultati tangibili è presto per dirlo, ma certamente ha mostrato più polso che in altre occasioni.

Soddisfatto, allora?

Non faccio parte della schiera degli adulatori acritici. Salta subito agli occhi che lo scudo a protezione del sistema bancario deciso dall’Europa non ci vedrà tra i principali beneficiari, perché le nostre banche sono meno sofferenti di altre. È stato il precedente governo Berlusconi con Tremonti a mettere in sicurezza il nostro sistema del credito tra mille critiche.

Divampano le polemiche sui contenimenti alla spesa. Parti sociali ed enti locali non vogliono sentir parlare di tagli. Monti assicura che la spending review non sarà fatta con l’accetta e giura che serve a eliminare gli sprechi e non a ridurre i servizi.

Condivido la metodologia dei tagli di spesa e dell’analisi degli scostamenti rispetto ai costi standard, mi auguro che il taglio venga determinato in funzione del superamento delle medie. Insomma, deve essere fatta seriamente l’analisi della spesa. In Italia si dice sempre che il problema sono i costi della pubblica amministrazione, ne va razionalizzata la gestione, anche se qualcuno si arrabbierà.

Ma insomma come sta davvero il Pdl?

Deve capire che la sua forza sta nel mantenere la sua riconoscibilità anche in una campagna elettorale in salita. Rappresentare l’alternativa alla sinistra e alle ammucchiate, tornare a intercettare le fasce sociali più basse, stare sul territorio, tra la gente. L’ipotesi di liste e listarelle sarebbe, invece, l’anticamera alla polverizzazione del partito.