Cda Rai, di tutto di più

Molti lettori/elettori avranno accolto con stupore lo straordinario livello dello scontro su una questione in fin dei conti marginale come la nomina del Cda Rai. Marginale almeno per chi non vive dei bilanciamenti di potere. Eppure su questo la politica, assopita e supina nell’accettamento del commissariamento montiano, ha ritrovato passione, intransigenza e gusto per la guerra senza quartiere. La questione veramente al centro dello scontro è la conquista del “quarto consigliere”, da cui dipendono ovviamente i destini della nazione. I consiglieri eletti dalla commissione di vigilanza sono sette, i componenti della commissione sono quaranta e i fronti contrapposti sono ormai confusi, perché c’è stato uno stillicidio di componenti che, eletti nel centrodestra, sono passati al nemico. Gli ultimi sono il deputato Sardelli, vagamente trasferitosi in quota Udc e, da ieri, il senatore Paolo Amato che, a scrutinio segreto, ha votato una signora esponente del movimento neo-femminista “se non ora quando” sostenuta dall’ex Pdl Flavia Perina, Giovanna Melandri del Pd e l’Idv. Votare in segreto per la parte avversa non è esattamente come passare pubblicamente a un altro partito, è decisamente molto meno dignitoso. Eppure a sostegno di Amato si sono levate voci autorevoli quanto quella del Presidente della Camera, che addirittura minaccia un incidente istituzionale attaccando il suo omologo del Senato. La colpa di Schifani sarebbe stata accettare la richiesta avanzata dal senatore Viespoli, a nome del gruppo Coesione nazionale, di sottrarre un membro della commissione al Pdl per garantire il diritto di presenza al nuovo gruppo, come da regolamento. Il Pdl ha rinunciato al senatore Amato, quello cioè amato da Fli, Idv e Pd. E questo secondo Fini è un vulnus inaccettabile. Oggi vedremo chi otterrà il “quarto consigliere”, se si riuscirà a votare. E domani, comunque vada, certo le sorti della nazione ne subiranno le conseguenze… Altro che Imu e crollo del Pil!