Casini suona la tromba: ha visto Monti e l’ha trovato «tonico»

Non ha la febbre e nemmeno il mal di schiena, Monti. Sta benissimo, parola di Pierferdinando Casini. Che, uscendo dall’incontro di Palazzo Chigi – mentre da Taranto la situazione si faceva incandescente, con gli operai nella disperazione – ha dato la grande notizia: «Il premier è tonico». Sì, proprio così, «tonico». In verità nessuno, fino a quel momento, aveva sospettato una sia pur piccola depressione morale e fisica. Ma Casini ha voluto lo stesso rassicurare i cronisti, aggiungendo che «la mattina Monti non sfoglia la margherita» (anche perché “toccare" la margherita oggi porta un bel po’ di jella e di guai) ma «è impegnato a lavorare sulle cose da fare nei prossimi mesi». Come se questo non bastasse, il leader centrista ha anche suonato le trombe: «Il bilancio di Monti è molto positivo, perché da mesi e anni si aspettavano le riforme che il governo è riuscito a realizzare». La buona performance di SuperMario «non c’entra nulla con la bufera economico-finanziaria che coinvolge l’Europa e tutto il mondo» (durante il governo Berlusconi, però, Casini sosteneva l’esatto contrario). E ha concluso: «Nessuno ci può togliere i risultati raggiunti, nemmeno lo spread». Il problema non è l’appoggio incondizionato, “senza se e senza ma” al governo tecnico da parte del leader centrista, a cui va bene tutto – ma proprio tutto – quel che fa Monti. Il problema invece è nei toni trionfalistici di Casini, che sono un pugno nello stomaco per chi sta soffrendo tremendamente sia le conseguenze della crisi sia le stangate di Palazzo Chigi. È come andare a un funerale col sorriso stampato sulle labbra. Un po’ di (vera) sobrietà non guasterebbe, il leader dell’Udc dovrebbe capirlo.