Casini al Pd: con voi, ma senza Vendola

Pier Ferdinando Casini ribadisce la disponibilità del suo partito ad un’intesa in vista del 2013 con il Pd. Intervenendo alla direzione nazionale dell’Udc, l’ex presidente della Camera mette in chiaro che governare "senza i riformisti" sarebbe "da alieni" e soprattutto, che dopo le elezioni "c’è bisogno di riproporre un incontro tra le forze politiche che hanno maggiore responsabilità". Un’apertura al dialogo, che il leader centrista accompagna però ad una serie di veti: no a un’alleanza che comprenda anche Sel e Idv, e poi pollice verso ai matrimoni gay. In più, rivolge un invito ai moderati del Pdl, invitandoli a lasciare un partito che ha scelto di tornare al passato facendo quadrato attorno a Berlusconi. Un «appello scissionista» che per Fabrizio Cicchitto è «inaccettabile».
Da un lato Casini rivendica il primato di aver capito in anticipo, alla guida del suo partito, «l’inganno di Berlusconi», («mentre metà degli italiani ha sposato le sue illusioni» proclamava ieri durante il suo intervento, «noi abbiamo intuito, prima degli altri, che la rappresentanza moderata andava da un’altra parte»), dall’altro l’ex presidente della Camera strizza l’occhio ad Angelino Alfano dichiarando, nell’ambito dello stesso discorso, che «abbiamo avuto un rapporto corretto con una persona corretta». Ma mentre promuove Alfano «messo in gabbia da Berlusconi», corteggia Bersani, smarcandosi insomma a destra e a sinistra, e puntando magari su entrambi i fronti per attingere al bacino elettorale dei delusi di qua e di là.
Diverse idee e tutte ben confuse, verrebbe da dire, anche considerando l’ipotesi dell’alleanza con il Pd "vincolata" alla defenestrazione di Idv e Sel, ipotesi su cui, intervenendo alla direzione nazionale dell’Udc, un Casini fiducioso in un patto tra progressisti e centristi ha detto però: «Noi non ci siamo mai contaminati con le ammucchiate di sinistra e con il loro populismo»… Ma questa è solo una delle incongruenze che minano la riuscita del matrimonio politico a dir poco difficile tra Casini e Bersani. Da un lato, infatti, nell’album di famiglia politica del Pd, svetta la foto di Vasto (con tutto il corredo di promesse e patti tra Pd, Idv e Sel che non riescono a trovare un vero collante); e dall’altro, l’ammiccamento ad un’unione di fatto con l’Udc, vincolata però da Casini alla richiesta di divorzio da Idv e Sel, "scomodi ex" da escludere dal nuovo menàge di coalizioni elettorali, non convince la sinistra, né moderata, né estrema. Tanto che, a stretto giro dalle dichiarazioni di Casini è arrivata la replica di Di Pietro: «È singolare il comportamento arrogante di queste persone, che non fanno parte del centrosinistra e vogliono decidere chi deve fare parte del centrosinistra. Un po’ come quelli che vogliono comandare a casa degli altri». E, sul fronte opposto, a spiegare meglio la contraddittorietà delle strategie di Casini vengono in aiuto anche le parole di Alfredo Mantovano a commento delle dichiarazioni del leader dell’Udc rilasciate dal pulpito della direzione nazionale del partito. «Pd e Udc hanno due prospettive di governo contrapposte: è in vista un’alleanza medicalmente assistita, tipo riedizione dell’Unione prodiana. O il collante antiberlusconiano supera tutto, economia e valori inclusi?». E in effetti solo così si spiegherebbe razionalmente la discrasia logico-politica alla base di una coalizione elettorale tra Pd e Udc mentre Casini e Bersani prefigurano per i loro partiti percorsi politici non solo poco conciliabili, ma addirittura alternativi. Così, come rilevato nella nota diffusa ieri da Mantovano «nei giorni scorsi il segretario del Pd ha detto, neanche tanto implicitamente, che in caso di vittoria dei progressisti, tra i quali il Sel di Vendola, verrà portata avanti l’agenda Fassina, non certo in linea col governo Monti. Ha poi ricondotto l’onorevole Bindi a condividere la proposta di una forma giuridica per legare persone dello stesso sesso: un simil matrimonio gay», mentre, come appena ricordato, Casini invoca una continuità politica con i contenuti del governo in carica e – come ribadito ieri alla direzione dell’Udc – boccia sonoramente il matrimonio gay.
Così, a sgombrare il campo degli equivoci è intervenuto Dario Franceschini, che ribattendo al leader dell’Udc circa la possibilità di un’alleanza condizionata, ha chiosato: «Casini non venga a dettare condizioni. Siamo pronti ad allargare il nostro campo all’Udc, ma non scaricheremo mai Sel». E nel balletto delle ritrattazioni l’ultimo passo – per il momento? – spetta a Casini: «Riconosciamo che Bersani è una persona seria… Ma fermiamoci qui, perché per il resto il Pd desta parecchia perplessità: basti pensare alla confusione tra Fassina e Enrico Letta»… Fino alla prossima mossa, o alla prossima smentita.