Buttiglione parla di spread e politica commissariata. Da che pulpito…

Senti chi parla. «La politica è commissariata e vittima dello spread». Non è Berlusconi ad affermarlo e neppure un esponente del Pdl ma – incredibile a dirsi – Rocco Buttiglione. Sì, proprio lui, uno dei grandi “teorici” del governo Monti, uno di quelli che brindarono con lo champagne alla “sospensione della democrazia” per far largo ai tecnici, ai professoroni della Bocconi e ai banchieri. L’ex ministro non si ferma qui: «Siamo giunti a un punto in cui – ammette candidamente – è il mercato che comanda e non più la politica». Non siamo su “Scherzi a parte”, ma poco ci manca. Basta ricordare quanto dissero i maggiori esponenti dell’allora opposizione sponsorizzando Monti. Casini (leader del partito di Buttiglione), poco prima dell’avvento di SuperMario, arrivò a sostenere: «Se nascesse un nuovo governo guidato da Monti vedremmo gli effetti subito. È uno degli uomini più stimati. Sono convinto che si possano fare anche misure impopolari. Lo spread si ridurrà». E Massimo D’Alema, qualche giorno prima: «È bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. È la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani». Ma la frase più famosa fu proprio quella di Buttiglione: «Le dimissioni di Berlusconi valgono 300 punti di spread… Il presidente della Repubblica è stato geniale a nominare Monti senatore a vita, un pre-incarico che ha fatto calare di settanta punti lo spread». Ora dice che la politica è stata commissariata ed è vittima dello spread (anche se, messo alle strette, rivendica la frase sui 300 punti). Da che pulpito viene la predica. A volte, il silenzio è molto più dignitoso.