Antifascismo non è antimafia

Il presidente Napolitano non ci sta ad essere intercettato. E chi può dargli torto. Non tollera, giustamente, che si insinui di sue reticenze sui rapporti Stato-Mafia o che sia in qualunque modo collegabile con chiunque possa aver tenuto relazioni con le Cosche. E proprio non ci ha visto più quando i professionisti del giustizialismo lo hanno preso di mira, con toni che rasentano l’insulto personale, intimandogli addirittura di non prendere parte alle celebrazioni in ricordo dell’assassinio del giudice Borsellino. A nessuno piacerebbe essere impallinato con simili cocenti accuse o anche da semplici illazioni… Ne sanno qualcosa esponenti del centrodestra che ancora in questi giorni si sono confrontati con un ormai consueto linciaggio. E non si può dire che Napolitano, sempre solerte nei richiami alla moderazione, si sia mai fatto adeguatamente sentire sull’argomento. E forse ora se ne pente, visto che è lui a subire lo stesso trattamento. Un trattamento che farebbe perdere le staffe a chiunque. E infatti Napolitano le ha perse, al punto da mettere in mezzo cose che con le accuse che gli rivolgono c’entrano ben poco. Ieri, a conclusione di una accalorata replica, il Presidente ha spiegato che per la sua generazione inevitabilmente dalla Resistenza si è arrivati a combattere la Mafia. A dire il vero nessuno ha mai contestato che l’unico periodo in cui la Mafia sembrò sconfitta fu al tempo del fascistissimo prefetto Mori. Com’è incontestato che la Mafia tornò in Sicilia con lo sbarco americano, o che addirittura lo preparò. E tutti ricordano Buscetta dire che gli unici ambienti impermeabili alla Mafia fossero quello missino e quello comunista… Ecco, magari per dire che lui è al di sopra dei sospetti poteva ricordare il fatto di essere stato prima fascista e poi comunista… L’antifascismo non c’entra proprio niente.