Addio care veline, la politica-immagine ha fatto il suo tempo

Nel nuovo Pdl, se si chiamerà così o in altro modo, sarà di certo archiviata la stagione del velinismo. Ora la nuova parola d’ordine è “merito”, ma anche partecipazione e (perché no?) preparazione, senza snobbare un po’ di militanza. Si volta pagina. Si torna al curriculum canonico del dirigente politico. In pratica tutti, ex An ed ex FI, sono d’accordo su un punto: basta con il casting per selezionare il “nuovo che avanza”. Non che non ci voglia il nuovo, anzi ben venga. Però ormai ha il volto di Alessandro Cattaneo, il sindaco-rottamatore di Pavia, e non quello da pin up di Nicole Minetti. Perché tutto parte da lei e con lei il cerchio si chiude: è Nicole, adesso, l’impresentabile che il Pdl vuole scrollarsi di dosso. Lei che non va più in giro con le magliette provocanti (”Senza t-shirt sono ancora meglio”) ma chiede udienza a Silvio Berlusconi e gli chiede perdono per averlo definito come tutti sanno. «Grazie al cielo – ha poi raccontato a “Chi” – lui è un grande, ha capito e mi ha perdonata». In cambio Minetti deve però farsi vedere il meno possibile: che sia «in congedo per motivi personali» dal consiglio regionale o che se ne vada a Los Angeles, purché si tolga di torno. E così, nonostante la folla di fotografi in attesa, per ora l’ex igienista dentale, ha stabilito che la sua presenza imbarazzante deve evaporare.
E con lei si prepara a scomparire anche un’altra delle Silvio-girls più gettonata nei salotti televisivi, la consigliera provinciale Francesca Pascale, fondatrice del club “Silvio ci manchi”, da alcuni giornali indicata come la possibile misteriosa “fidanzata” dell’ex premier, agguerrita e battagliera sostenitrice del leader al punto da dire in faccia a Gad Lerner, durante la trasmissione L’Infedele: «Berlusconi cura il suo aspetto fisico, che male c’è? Lo dovrebbe fare anche lei che le farebbe bene…». Una tipetta determinata, insomma, che pure ha anche lei stabilito, zitta zitta, di fare le valigie e lasciare Santa Maria La Nova. Il motivo lo spiega così: «Non sono riuscita a fare niente per colpa della politica stessa, voglio dire la politica per come la intendono a Napoli e in Campania. Non mi piace come si lavora a Napoli, come si approcciano le questioni inerenti la vita dei cittadini. Perciò faccio un passo indietro. Tornare alla televisione? A dire il vero non l’ho mai fatta. Per ora preferisco terminare gli studi e laurearmi».
Ricapitolando, se Alfano arriva a chiedere a Nicole Minetti di dimettersi e la Pascale se ne va senza che nessuno ufficialmente glielo abbia chiesto un motivo ci sarà. La fase delle veline è finita, archiviata, da dimenticare, anche perché queste ragazze, messe alla prova, non hanno combinato granché, hanno solo dimostrato di essere “inadatte alla politica”, espressione usata da Daniela Santanchè. E che lo dica proprio lei, Daniela Santanchè, è un altro segno dei tempi, lei che quando arrivò in An suscitava ondate di diffidenza proprio per il suo curriculum troppo salottiero, illuminato solo dai lustrini del Billionaire. Se lo dice lei, significa che davvero nel Pdl sono ormai tutti d’accordo: basta con le veline, errore da non ripetere.
E basta con le veline vuol dire basta con l’idea che in politica l’immagine conta più della sostanza, e anche con l’idea che la politica femminile debba basarsi soprattutto sull’avvenenza e infine con l’ardita presunzione di considerare l’elettorato di centrodestra come il pubblico di un concorso di bellezza. Meglio tardi che mai.