Abruzzo: caos per la “bozza ricostruzione”

«Il solito provvedimento dei tecnici ed evito ulteriori commenti». Pierluigi Biondi è il sindaco di Villa Sant’Angelo, piccolo centro dell’Abruzzo terremotato. Al momento della telefonata era alla quinta ora di «confronto anche serrato» con gli altri sindaci del cratere, c’erano da decidere le strategie di opposizione al governo. Di lì a poco cinque colleghi avrebbero deciso di dimettersi. Oggetto della discussione: l’emendamento dell’esecutivo al decreto Sviluppo che sancisce la chiusura dello stato d’emergenza per il sisma del 2009. O, meglio, la sua bozza. Perché il testo ufficialmente sarà presentato solo oggi. Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, lo illustrerà alla stampa, dopo che ieri è stato depositato alla Camera e venerdì approvato dal Consiglio dei ministri. Proprio la circolazione informale dell’emendamento rende la vicenda meno lineare di come appaia, e rischia di generare nuovi problemi invece di risolvere quelli esistenti.
Per accelerare l’uscita dall’emergenza e dal commissariamento, già con il passato governo, era stato avviato un confronto tra Palazzo Chigi e il Comitato ristretto della commissione Ambiente e lavori pubblici della Camera. Tra stop and go si è arrivati a due settimane fa, quando il governo ha convocato il Comitato e comunicato di aver elaborato un proprio testo da mandare subito in approvazione. Un testo che ha iniziato a circolare immediatamente nei canali informali, ma che ufficialmente i deputati conosceranno solo oggi. «Ora ci aspettiamo di avere un tempo congruo, almeno ventiquattro ore, per leggere l’emendamento e proporre i subemendamenti», dice il deputato del Pd Giovanni Lolli. «È indubbio che una legge servisse e in questa ci sono molti elementi positivi, ma io l’avrei fatta diversamente», aggiunge Lolli, spiegando che i deputati abruzzesi, in modo bipartisan, stanno facendo proprie le istanze del territorio per trasformarle in modifiche al testo. «A questo punto non ne faccio più una questione di metodo, ma di sostanza», aggiunge l’esponente del Pd. Per Marcello De Angelis, anche lui nel Comitato dei nove, invece, il metodo resta un problema centrale. «Non ho nulla da eccepire sul comportamento del ministro Barca, che abbiamo incontrato più volte, ma ogni volta che una nuova bozza arriva a un altro ministero – commenta De Angelis – finisce sui giornali e genera il panico nella popolazione con cui noi poi siamo chiamati a confrontarci».
La lettura della bozza ha messo in agitazione i sindaci del cratere, per i quali così com’è il testo fallisce anche il suo obiettivo strategico: il ritorno a una gestione ordinaria. «La fine del commissariamento – spiega Biondi – si ha non quando non c’è più il commissario, ma quando le competenze tornano in toto agli enti locali. Qua invece si prevedono due uffici, uno per l’Aquila e uno per gli altri Comuni, con due mega direttori da 200mila euro l’anno che sovrintendono alla gestione». Per il sindaco di Villa Sant’Angelo, dunque, ci si trova di fronte a «un commissariamento più soft o se si vuole più subdolo: ha l’aggravante che questi due non rispondono a nessuno». Finora il commissario è stato il presidente della Regione Gianni Chiodi, il quale «da eletto – sottolinea Biondi – doveva rispondere del suo operato agli amministratori del territorio e ai cittadini e sottoporsi poi al loro giudizio. Gli altri due se sbagliano stanno comunque là». Chiodi ora è dimissionario. Ha rimesso il mandato nelle mani di Mario Monti il giorno in cui il Cdm ha approvato l’emendamento. Ha spiegato che il suo compito era scaduto il 30 giugno e ha detto di non essere disposto ad aspettare oltre perché è «urgente che le istituzioni locali assumano su di loro ogni responsabilità circa la ricostruzione». «Ho evidenziato al presidente del Consiglio – ha poi chiarito Chiodi – la necessità che le competenze sulla ricostruzione passino effettivamente alle istituzioni locali, senza tentazioni accentratrici, nel rispetto totale del dettato costituzionale. Diversamente, non si tratterebbe della cessazione del commissariamento, ma solo del cambio del soggetto che esplica le funzioni di commissario».
Le istituzioni locali, invece, si sono sentite totalmente misconosciute. «Il problema – chiarisce ancora Biondi – non riguarda solo la governance, ma anche i bilanci comunali che sono falcidiati dai mancati introiti e fortemente appesantiti dalle nuove spese». Nella sola Villa Sant’Angelo si riscuoterà l’86% in meno dell’Imu dovuta e certo non si potrà far conto su imposte come la tassa sui rifiuti. In compenso, le spese sono moltiplicate perché ci sono quelle legate al villaggio Map, che di fatto ha raddoppiato gli oneri dell’amministrazione. «Noi sindaci abbiamo evidenziato queste criticità e fatto una serie di proposte che però non sono state in alcun modo recepite», spiega Biondi, che come gli altri primi cittadini ha appreso del «no» alle istanze del territorio attraverso una operazione di “intelligence”. Il testo varato dal Consiglio dei ministri, infatti, nelle loro mani non è arrivato per le vie di un confronto tra istituzioni del territorio e governo centrale, ma per le vie informali. «E come lo abbiamo avuto… ognuno di noi ha degli amici a Roma», ammette Biondi, spiegando che appena hanno letto i contenuti dell’emendamento tutti i sindaci si sono messi in allarme e hanno invitato Chiodi e i parlamentari eletti in Regione per un confronto, che poi è diventato la riunione fiume di ieri. «Abbiamo ben presenti tutti i problemi, compreso quello del terremoto», ha detto Alberto Fulvi, relatore insieme a Raffaello Vignali del decreto Sviluppo. «C’è la disponibilità – ha aggiunto – a prendere in considerazione gli emendamenti che si fanno carico dei problemi in tema di ricostruzione. Siamo disponibili ad accogliere proposte ragionevoli».