Sos: “Pax democratica” a rischio

Fibrillazioni e mal di pancia in casa Pd alla vigilia della Direzione nazionale che dovrebbe collaudare una linea comune. Costretto dai competitori interni a rompere gli indugi, oggi Pier Luigi Bersani dovrebbe annunciare le primarie d’autunno (di partito o di coalizione?) ufficializzando l’avvio della sua corsa a Palazzo Chigi per il 2013. Non a caso la preparazione dell’agenda del “parlamentino” del partito è stata preceduta da un fitto giro di colloqui con i principali dirigenti, Massimo D’Alema. Nelle ultime settimane il clima interno è tornato ad agitarsi come non accadeva da tempo mentre il segretario non può permettersi un ritorno a risse e rese dei conti. A rendere più incandescente l’appuntamento di oggi la presenza annunciata di Matteo Renzi, pronto a sfidare l’establishment con la sua candidatura, a condizione che si tratti di una competizione vera e non una partita truccata con il vincitore deciso a tavolino. «Le primarie le faccio solo se sono vere. Le migliori sono quelle del Pd, ma vanno anche bene quelle versione foto di Vasto. Decida Bersani. Nel 2005 Prodi ha vinto, poi ci ha appioppato Mastella ed è andata come è andata», dice il sindaco di Firenze  lasciando intendere che non verrà a Roma con l’ulivo della pace. Il messaggio è esplicito: «Se il Pd deve fare l’anello di congiunzione tra Sel e Cgil non andiamo da nessuna parte».
Sui quotidiani non si contano le mappe interne sulle correnti e gli sfidanti  in cerca di gloria, fino alle ricostruzioni, fantasiose secondo l’interessato, di Repubblica che fotografano un D’Alema pronto a dare battaglia alla linea del segretario sulle primarie perché congelerebbero la riforma elettorale e affosserebbero il dibattito sul duello tra Bersani e Renzi. «Chiedete all’autore. Io non ci ho nemmeno parlato», risponde il presidente del Copasir a chi chiede lumi sulle notizie riportate dal quotidiano. Certo è che per D’Alema la Direzione di oggi dovrebbe trovare la quadra sul semipresidenzialismo proposto dal Pdl e non impantanarsi sugli equilibri interni. Anche Enrico Letta, si mormora, sarebbe terrorizzato all’idea che l’accelerazione bersaniana porti all’abbraccio senza se e senza ma con Vendola e Di Pietro (che ieri ha sparato a zero contro il Pd filomontiano) mentre il buonista Veltroni non si sbilancia. Su tutto pesa anche la provocazione di Stefano Fassina sulle possibili elezioni anticipate che, per quanto smentita, ha messo in agitazione l’ala governativa, che in queste ore Bersani sta cercando di rassicurare giurando fedeltà al premier fino al 2013.
Ma è sull’ipotesi di “aprire” le primarie che si consumano le guerre di posizione e che avrebbe fatto storcere il naso anche Enrico Letta e Rosi Bindi, che non sarebbero stati preventivamente informati. A rischio, insomma, la “pax democratica” tra i maggiorenti del Pd. Se si decidesse per consultazioni di partito si rischierebbe di far saltare tutti gli equilibri interni: un conto sono eventuali primarie di coalizione, con il Pd che candida automaticamente il proprio segretario come prevede lo statuto; altra cosa sarebbe una conta interna al partito. Se si accettasse l’idea di una candidatura diversa dalla segreteria (leggi Renzi), sarebbe poi difficile tenere a freno tutti gli altri: gli stessi Bindi e Letta si sentirebbero con le mani libere di fare altrettanto. Anche Pasquale Laurito, autore della Velina Rossa, è pronto a scendere in campo, «ma solo se non saranno di coalizione». Non a caso Bersani ha sempre pensato a primarie di coalizione, ma non vuole rispondere al primo cittadino di Firenze nascondendosi dietro allo statuto, che prevede appunto la sola candidatura segretario. Per questo è stato tentato di rimettere la decisione agli organi del partito, la Direzione ed eventualmente l’assemblea, ma il tempo stringe e oggi dovrà dire l’ultima parola fingendo di “decidere tutto da solo”. Stando ai sondaggi che circolano a largo del Nazareno il segretario oscillerebbe tra il 48% e il 52%, ma se dovesse cedere alle primarie di partito dovrebbe chiedere agli altri maggiorenti di incoronarlo candidato, rafforzando il peso già non indifferente di Renzi. «Bersani deve chiarire se si azzerano gli equilibri del congresso del 2009 oppure no…».