«Sarò il leader dei moderati. Voglio il 51%»

La notizia delude chi sperava che Silvio Berlusconi non avesse più intenzione di scendere in prima persona in politica e arriva il giorno dopo la “boutade” sulla candidatura di Matteo Renzi con il Pdl. L’ex premier scopre le carte sul suo futuro politico e afferma di voler «continuare a essere il leader dei moderati finché gli italiani lo vorranno». In un’intervista contenuta nel libro L’onestà al potere di Roberto Gelmini sui nove anni di governo di Milano di Gabriele Albertini, il Cavaliere annuncia «di lavorare ogni giorno, con tutte le mie forze, come ho sempre fatto, affinché terminata la fase comunque transitoria del governo Monti, un centrodestra in parte rinnovato e più ampio torni a guidare il paese nel nome dei nostri ideali di libertà». Berlusconi torna a parlare di riforme istituzionali, sostiene che le prima riforma da fare è quella di dare al presidente del consiglio, eletto dagli italiani, i poteri di governare davvero. In sostanza, bisogna cambiare l’architettura del Paese. Per l’ex premier «sarebbe sbagliato sottovalutare i risultati che, nonostante tutto, il governo ha ottenuto, in anni difficilissimi,  per l’economia internazionale. I fatti di queste settimane – ha sottolineato – ci stanno dando ragione su tutta la linea, mi pare».

Nessun dubbio nel Pdl
Parole che aprono subito il dibattito e spingono Angelino Alfano a dire che «Berlusconi nel campo dei moderati è senz’altro la persona che ha più voti». Nel giorno in cui parla Berlusconi scompare anche l’ipotesi della candidatura di Renzi, che non è mai stata credibile. Il segretario del Pdl dice di «dispacersi se da ciò è venuto a Renzi, che disputa una sua gara nel centrosinistra, un danno. Non è una provocazione di Berlusconi ma di qualcun altro che l’ha suggerita a lui. In ogni caso – ha concluso – penso che il momento dell’Italia sia talmente serio che occorra occuparsi solo di cose serie e noi siamo persone perbene, gente seria, competitori leali».
Anche Maurizio Gasparri conferma che «Berlusconi è il leader di riferimento, d’accordo con lui abbiamo avviato una politica di rinnovamento con Alfano e poi abbiamo parlato di primarie. Non sarà uno stop and go continuo». Il capogruppo dei senatori del Pdl puntualizza: «Io faccio parte del Pdl e vogliamo che il progetto vada avanti unito. Siamo contrari a progetti di frammentazione. Se dovessimo fare cose nuove le comunicheremo senza affidarci a sciagurati che Berlusconi dovrebbe ascoltare meno. Renzi? Fa il sindaco di Firenze. Di idee demenziali ce ne sono state quando candidammo alle provinciali di Roma le liste Forza Roma e Forza Lazio». E sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: «Leggendo sul settimanale L’Espresso alcune note riguardanti indirettamente il Pdl, il centrodestra e specialmente l’elettorato, ho avuto il dubbio che è stato pubblicato il verbale di una puntata di “scherzi a parte”».

«La Germania fuori dall’euro»
Una giornata bollente che si conclude per Berlusconi a Fiuggi dove c’è l’Assemblea della Giovane Italia. «L’unica accusa che non mi hanno mai fatto, è quella di essere gay…». Il Cavaliere inizia con una serie di battute, dopo aver ricevuto la standing ovation della platea. Anna Grazia Calabria, organizzatrice dell’evento, non ha dubbi: «Silvio, tu sei il nostro leader dei moderati, noi siamo la tua squadra, il tuo popolo militante e di collaboratori…». L’ex premier la interrompe e scherza: «Certamente, posso prendere tutte le collaboratrici…». Subito parte il coro da stadio “Silvio Silvio Silvio”. Poi, Berlusconi invita i presenti a fargli delle domande: «Sono pronto a ricevere domande da voi e io come un vecchio saggio vi risponderò». È un Berlusconi vecchia maniera quello che parla ia giovani  e i temi sono tanti. «La Bce deve diventare una banca di garanzia finale per tutti i debiti e deve provvedere alla necessità di stampare euro, ma la Germania si oppone». Il Cavaliere torna sul nodo dell’euro: «L’ipotesi dell’uscita dall’euro di certi Paesi non è una provocazione ma, magari è un espediente tattico: può essere un modo per influire sulla Germania e spingerla a una decisione più saggia e razionale, cioè di consentire alla Bce di stampare euro in difesa dei debiti di tutti i partecipanti alla nostra comune moneta». E il ritorno alla lira? gli chiedono dalla platea. È stata un’idea «lanciata provocatoriamente e tatticamente ma non è una cosa così peregrina. Apriti cielo, mi hanno accusato di tutto invece non è un’idea peregrina». E poi l’attacco: gli Stati dovrebbero unirsi e far uscire la Germania dal sistema dell’euro. E l’analisi della politica attuale. «C’è stata una pausa nella democrazia del nostro Paese – sottolinea  – c’era un governo democraticamente eletto, che governava in modo certamente non abominevole, ma ad un certo punto c’è stata la crisi dello spread e delle Borse e sono arrivati i nominati dal presidente della Repubblica, e la situazione non è cambiata, nonostante in Parlamento non solo la maggioranza ma anche l’opposizione sostenga i provvedimenti, ed il governo si avvalga di uno strumento che è il decreto legge».

«Torno, ma datemi il 51%»

«Lo spread non era colpa nostra, ma colpa della debolezza di una moneta, l’euro, che non ha una banca garante e non stampa moneta». E poi la conferma: «Se io dovessi rispondere a chi mi chiede se oggi io abbia ancora intenzione di dedicarmi alla politica e dedicarmi al Paese, io dovrei rispondere in un solo modo: “Sì io ci sto, ma mi dovete dare il 51 per cento”». E il Pdl cambia nome: «Il nuovo nome avrà le parole fondamentali che sono Italia e libertà che sono i nomi della nostra religione».