Rai, per uscire dalla crisi è il momento di osare

Dire che il quadro del rinnovo del consiglio di amministrazione Rai è confuso, è voler essere ottimisti. In questi giorni suggerimenti, opinioni, proposte, si sprecano, e su tutto c’è l’ombra eterna della spartizione e della lottizzazione da parte dei partiti, come è sempre stato. Ora, la prima azienda di informazione di cultura dell’Italia, che ha migliaia di dipendenti e decine di migliaia di collaboratori, non è certo rimasta immune dalla crisi. E per uscirne occorre dare un segnale diverso, direi rivoluzionario. E in questo senso ho letto di un’iniziativa dell’Ugl-Telecomunicazioni che mi trova perfettamente in sintonia. Ecco di che si tratta: l’organizzazione sindacale ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli, e a Mario Monti nella sua veste di ministro dell’Economia e delle Finanze, nella quale si denuncia che per troppo tempo – e troppo spesso – la Rai, i suoi lavoratori e la missione pubblica sono stati subordinati a logiche lontanissime dall’interesse dei cittadini. Cosa che ha favorito lo sviluppo di dinamiche che hanno alla fine premiato asservimento e incompetenza al posto di indipendenza e professionalità. Tra le proposte dell’Ugl, quella di applicare anche alla Rai il principio costituzionale della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, nominando nel cda un rappresentante dei lavoratori. Che ne dite, osiamo?