Pressing su Monti: ora si imponga

iMario Monti l’ha rivendicata come un’abitudine. «Ho seguito la prassi di intervenire in Parlamento sempre, prima dei Consigli europei di dicembre, gennaio e marzo. Il conforto delle forze parlamentari è importante e ha orientato gli indirizzi del governo», ha detto il premier. Ma la seduta di ieri alla Camera non è stata affatto un passaggio ordinario. I lavori, infatti, si sono svolti in un clima da snodo cruciale, sia in termini europei sia in termini interni: in discussione c’erano le mozioni per il Consiglio europeo di domani e dopodomani, dal quale dipende la tenuta stessa dell’Unione; durante il dibattito tanto il Pdl quanto il Pd hanno avvertito il governo sulla necessità di una mano ferma a Bruxelles. Parole che sono suonate come una sorta di ultima apertura di credito in vista di una prova che, se fallita, sarà considerata un punto di non ritorno.
«L’Unione europea è un principio per la difesa del quale l’Italia può alzare la voce, forzare la mano, dire di no, perché la prospettiva degli Stati uniti d’Europa non scompaia dal nostro radar», ha detto Franco Frattini, mentre alla riunione dei gruppi del Pdl Angelino Alfano avvertiva che «pur non mettendo in mora l’esecutivo tecnico, è chiaro che dopo il Consiglio europeo sarà necessario un confronto con il presidente del Consiglio». Per il Pd è stato poi Enrico Letta a rivolgere un appello “radicale” a Monti: «Se le conclusioni del vertice Ue non daranno l’indicazione di una luce in fondo al tunnel, non esiti a usare l’arma finale, il diritto di veto». Lo stesso Pierluigi Bersani ha ribadito che «la voce per farci sentire l’abbiamo e abbiamo diritto di usarla».
Sullo sfondo c’è il difficilissimo vertice che si aprirà giovedì e al quale si confronteranno, o piuttosto scontreranno, la visione accentratrice della Germania, arroccata su posizioni di autodifesa più che di difesa del comune destino degli Stati membri, e la posizione di quanti, invece, ricordano che fare ancora resistenza alle misure per la crescita e a una politica economica davvero unitaria significa rinunciare all’idea stessa di Unione. L’ha chiarito ancora Frattini, nel suo intervento in aula: «Cancellare i traguardi europei finora raggiunti, dal mercato comune all’euro, vorrebbe dire portare 500 milioni di cittadini indietro nella storia e condannarli alla irrilevanza nel mondo globalizzato». L’ex ministro degli Esteri, poi, ha invocato «il coraggio di creare un governo politico dell’Europa e una banca centrale come la Fed, che possa intervenire a difesa della casa comune». E l’Italia, che «ha rispettato il 90% delle raccomandazioni dell’Ue e dell’Ocse», ha detto ancora Frattini, ha l’autorevolezza e «le carte in regola» per imporsi come guida di un processo che, ormai, è da considerare di salvataggio dell’Ue.
Ma quanto la partita si prospetti complicata, ieri, l’ha chiarito lo stesso Monti. «Sono pronto a lavorare oltre il limite previsto per il vertice e lavorare fino a domenica sera se necessario», ha detto il premier, chiarendo che l’obiettivo è arrivare a lunedì, alla riapertura dei mercati, «irrobustiti da un pacchetto per la crescita, da una visione per il futuro dell’integrazione, ma anche da meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni del mercato perché non possiamo permetterci che questa straordinaria opera della costruzione europea, alla quale l’Italia ha sempre contribuito, possa andare distrutta». Tutto questo, però, a ieri pomeriggio, era ancora una petizione di principio perché «non sarà una riunione in cui si andrà ad apporre un visto formale su documenti già preparati». Lo aveva detto anche Silvio Berlusconi, uscendo dal pranzo di lavoro con Alfano e il Professore: c’è assoluta indeterminatezza. Monti gli ha dato ragione: «Ha parlato giustamente di assoluta indeterminatezza sugli esiti del vertice. C’è uno spazio negoziale molto aperto». Per cercare di riempiere questo spazio già ieri, a Parigi, si sono incontrati i ministri dell’economia di Italia, Francia, Germania e Spagna. Ma oggi, sempre a Parigi, si terrà un altro vertice guardato con grande attenzione: quello tra Francois Hollande e Angela Merkel sui temi emersi nell’incontro quadrilaterale che si è svolto venerdì a Roma e al quale avevano partecipato anche Monti e il premier spagnolo Rajoy. Prima ancora che sui contenuti, dall’incontro ci si aspettano segnali politici: rischia o meno di marginalizzare i partner, Italia in testa? È vero che anche Monti incontrerà la Merkel “in casa”, a Roma, ma è anche vero che questo avverrà il 4 luglio a Consiglio europeo ampiamente alle spalle.