Pierferdy non ci sta (di nuovo). Ma non crediate che sia l’ultima parola…

Viene in mente un commento che fece Di Pietro sull’eventualità di un fronte unito con Pd e Casini: «Quello un giorno vuole la bionda, un giorno vuole la bruna…». Cioè: è inutile andargli dietro perché cambia di continuo idea. Per dirla alla dipietrese: “è come la sora Camilla, che tutti la vonno e nessuno se la piglia…”. E oggi arriva la nuova grande novità: Casini lancia l’alleanza elettorale con il Pd addirittura come proiezione di un’alleanza continentale tra Partito popolare europeo e il gruppo socialista di Bruxelles. Si tratta dello stesso Casini che aveva costituito con Fini, Bossi e Berlusconi il Polo delle libertà nel 1994 e che con i medesimi partner costituì la Casa delle libertà nel 2000 (passando per il Polo del Buon Governo del 1996)? Pare di sì. Lo stesso che si oppose al papocchio prodiano nel 2006, censurando con veemenza quanti nel mondo cattolico avevano scelto di governare insieme ai post-comunisti e vetero-comunisti? Proprio lui. Lo stesso quindi che in tempi più recenti aveva lanciato un terzopolismo “senza se e senza ma” con l’ex radicale Rutelli (il capo di Lusi, per capirci) e l’ex leader del Msi e poi di An? Certo, quel progetto ha avuto vita brevissima. Ma tanto da abbracciare due mesi dopo la prospettiva di essere ruota di scorta di Bersani? La politica è un mondo più meraviglioso di quello della piccola Alice e del cappellaio matto, ma di solito si muove per impulsi ben più razionali. Forse Casini, di fronte al progressivo smarcamento di destra e sinistra dal governo Monti, teme di inabissarsi in solitudine. Forse teme che alla fine non si faccia la legge elettorale che aveva chiesto e che gli avrebbe garantito mani libere da vincoli di coalizione. Forse minaccia di accasarsi con l’uno o con l’altro per ottenere che gli si conceda di tornare al proporzionale. Forse vuole solo alzare il prezzo. O forse… non sa più che pesci pigliare.