Per i due marò «no al processo in India»

«Al ministro degli Esteri indiano Krishna, che dice che i due marò devono essere processati in India, l’Italia deve dire no. Un no fermo e deciso perché la nave italiana era in acque internazionali ed anche perché i nostri due marò svolgevano una attività per ostacolare la pirateria internazionale e quindi devono poter godere della legittima immunità funzionale». Lo ribadisce il Pdl con il capogruppo in commissione Esteri della Camera, Enrico Pianetta, il quale chiede a Terzi che «l’Italia deve continuare a rivendicare in tutte le sedi che i nostri due militari siano giudicati in Italia dal loro giudice naturale. Non possiamo accettare la rivendicazione indiana perché illegittima e contraria alle norme riconosciute a livello internazionale». Secondo Pianetta tale posizione, se dovesse prevalere, «indebolirebbe le azioni di contrasto alla pirateria internazionale, vero flagello dei traffici marittimi. La pirateria, se non contrastata adeguatamente, produrrebbe forti danni economici, in particolare alle economie europee e mediterranee. Per questi motivi – conclude – si richiedono da tempo una maggiore determinazione e un impegno da parte dell’Unione Europea». Come è noto, Latorre e Girone sono implicati nella morte in mare, il 15 febbraio scorso, di due pescatori e da alcune settimane sono in libertà dietro cauzione a Kochi, in Kerala.
La richiesta di Pianetta fa seguito alle parole, pronunciate l’altro ieri a New Delhi, dal ministro degli Esteri indiano S.M. Krishna, secondo il quale i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone «devono essere processati in India, secondo la legge indiana». Rispondendo ad una giornalista sulle dichiarazioni del presidente italiano Giorgio Napolitano, secondo cui i due «sono stati arrestati ingiustamente», Krishna ha replicato: «Credo che abbiamo espresso una posizione molto chiara, e cioè che in questo caso deve essere applicata la legge nazionale. Dovranno seguire le procedure del procedimento giudiziario indiano – ha proseguito Krishna secondo l’agenzia di stampa Ians – e provare la loro eventuale innocenza davanti ai nostri tribunali. Su questo non accettiamo compromessi». Il ministro ha poi aggiunto che «manteniamo stretti contatti con il governo statale (del Kerala) e gli abbiamo detto di procedere in questa vicenda secondo quanto esso ritenga sia giusto». Infine Krishna si è detto convinto – secondo quanto riferito dall’agenzia Pti – che questo incidente non danneggerà le cordiali relazioni bilaterali.
 La lotta alla pirateria è stata al centro delle dichiarazioni rilasciate ieri a Dubai dal sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, nella Conferenza internazionale “Una risposta regionale alla pirateria marittima”. Può avere successo «solo se si garantirà l’immunità del personale a bordo e si applicherà il diritto internazionale», ha detto evocando la vicenda dei due marò aggiungendo: «Questa volta abbiamo avuto noi due uomini ingiustamente arrestati in India, ma ciò può capitare a chiunque altro». Parlando ai delegati dei 53 Paesi presenti, fra cui quello indiano, il sottosegretario ha insistito poi sulla dimensione internazionale del problema, osservando che «nessuna delle navi mercantili, che hanno scelto di avere a bordo personale di sicurezza militare o privato, è mai stata attaccata con successo dai pirati». Proprio per questo – ha proseguito – «va ben protetto questo tipo di formula e rispettata l’immunità funzionale del personale preposto ad affrontare le possibili emergenze».