Non è mai troppo tardi: tutti contro la Merkel

Figura da Merkel. L’ortodossia rigorista mostra la corda e la Cancelliera tedesca è diventata la “nemica numero uno” degli organi di stampa, dei governi e dei cittadini di tutt’Europa. È lei che ha imposto i provvedimenti lacrime e sangue, è lei che ha messo il becco nella politica altrui, modificando lo scacchiere pro domo sua, è lei che ha giocato a poker rilanciando con l’aiuto delle banche amiche. Ma c’è sempre un giro di carte che può capovolgere la situazione: ora la Germania, dopo il passaggio di consegne tra François Hollande e Nicolas Sarkozy all’Eliseo, è rimasta improvvisamente sola. E la Merkel è irritata per l’asse Roma-Parigi nato dopo che l’(ex) amico Monti le ha detto addio. Spesso i tedeschi si sono trovati in questa posizione scomoda, ma stavolta hanno tirato troppo la corda con la storia del rigore. Finché i distinguo si pensava fossero dovuti al fatto che Berlino non intendeva pagare con i risparmi dei tedeschi i buffi dei greci, degli spagnoli o degli italiani nulla da eccepire. Ma adesso è chiaro che se l’euro va gambe all’aria anche la Germania sarà chiamata a pagare la propria parte. A chi giova, quindi? Praticamente a nessuno. A cominciare da quel Monti che a novembre debuttò come premier italiano, sponsorizzato da Giorgio Napoltano e al traino di Angela Merkel. Non è stato un caso, infatti, se i primi provvedimenti sono stati tutti all’insegna del rigore e delle tasse. Rigore e tasse che hanno imposto una frenata allo spread, ma hanno letteralmente vuotato le tasche degli italiani. Oggi siamo tutti più poveri: produciamo di meno, consumiamo di meno, abbiamo un debito più alto e paghiamo più interessi. Facendo qualche conto è evidente che la terapia Monti non ha pagato.
Sovranità azzoppata
Ma cosa vuole realmente Angela Merkel? Le ultime uscite hanno consentito finalmente di capire che sta lavorando a un “centro” forte a cui dovrebbe essere sacrificata gran parte della sovranità degli Stati. Una strategia che la sta portando in rotta di collisione con la Francia. Ai francesi, infatti, tutto si può chiedere tranne che rinunciare a un parte della loro sovranità. E, intanto, sui mercati vanno emergendo le prime avvisaglie del fatto che a forza di austerity la depressione rischia di arrivare anche in Germania. Come? Di ritorno dal mondo. Non a caso Barack Obama, parlando agli americani, li ha messi sull’avviso: «La crisi economica in Europa ha gettato un’ombra anche sulla nostra economia». Quindi ha più volte sentito Angela Merkel al telefono facendo pressione perché Berlino assumesse una duttilità maggiore sul fronte della crescita. Da una parte Obama e dall’altra i cinesi. In attesa che al prossimo G20 vengano manifestate le prese di posizione di tutti nei confronti della Germania la Cina, l’India e anche il Brasile segnano rallentamenti nella loro crescita, affilano i coltelli nei confronti della Cancelliera e tagliano le importazioni tedesche. Certo Berlino paga ancora interessi ridicoli  sui suoi 2.500 miliardi di euro  di debito pubblico, ma se l’euro dovesse saltare il paradiso su cui oggi vive la Cancelliera potrebbe presto diventare un purgatorio.
Il piano banche
Le trattative riservate per limitare la sovranità degli Stati, stando ai si dice, sarebbero accompagnate al lavoro per varare un piano, al momento segreto, per salvare le banche. La Cancelliera, come al solito, ha pronunciato il suo niet: se ne può parlare solo dopo una riforma istituzionale. Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, si è comunque spinto fino al punto di proporre un sistema di garanzia europea dei depositi, un fondo di risoluzione per i fallimenti bancari e una centralizzazione della vigilanza bancaria più forte nell’ambito dell’Unione. Tutti punti che richiedono  un forte trasferimento della sovranità degli Stati membri alla Ue. Bruxelles però smentisce, almeno ufficialmente. «Nessun piano segreto, si sta solo lavorando per rafforzare l’Unione economica e monetaria». E in Germania? La linea della Merkel è in crisi anche là. Lo dicono i risultati delle elezioni che si sono tenute nelle ultime settimane. Per la Cancelliera sembra che non ci siano più chance. I tedeschi si rendono infatti conto che questa linea ultrarigorista uccide il consumo degli altri Paesi e, pertanto, si ritorce contro la stessa Germania che, con l’Italia, rappresenta l’asse manifatturiero d’Europa.
Il “pentito” Monti
Berlino e Roma sono due capitali che hanno bisogno che le esportazioni corrano, mentre facendo tirare la cinghia ai cittadini europei le prospettive diventano sempre più nere. Così anche l’asse Napolitano-Merkel, che nei giorni del benservito a Silvio Berlusconi veniva ostentato in tutti i salotti, ha lasciato il campo al nulla più assoluto. Monti tenta di accreditarsi come uno degli sponsor dello sviluppo europeo e dal Quirinale arrivano timidi segnali di sostegno. Ma non basta la visita di Hollande a Roma per far dimenticare i trascorsi, le parentele e gli sponsor. Berlusconi si dimette incalzato dallo spread e Monti arriva a Palazzo Chigi perché è l’uomo in grado di tranquillizzare i mercati, la Merkel, Sarkozy e il potere economico e finanziario. Adesso evidentemente qualcosa è cambiato, ma chi ricorda quello che succedeva sul web tra la fine di novembre e l’inizio dello scorso dicembre, non ha bisogno dei libri di storia per trarre le proprie conclusioni. Il popolo di centrodestra era all’offensiva, con vignette, link e altro, per manifestare la propria insofferenza nei confronti del governo Monti e del duo Sarkozy-Merkel, mentre i navigatori del centrosinistra santificavano i tecnici di Palazzo Chigi e persino la Cancelliera. C’è sempre tempo per pentirsi.