Monti cambia look: ora è Robin Hood

Il Robin Hood “tecnico” abbandona la cattedra, finisce di dare lezioni a destra e manca, rispolvera le frecce e si tuffa nella lotta all’evasione fiscale, facendone una bandiera. Lo fa, dice, per togliere ai ricchi e dare ai poveri, per combattere i poteri forti (amici suoi) a vantaggio dei deboli. Una strategia nuova di zecca che gli serve per venir fuori dal tunnel. Mario Monti interviene alla cerimonia della Guardia di finanza di Coppito, all’Aquila, e dice che «così non si può andare avanti», perché chi non paga le tasse «mina il patto tra Stato e cittadini e il clima di fiducia tra cittadini, senza cui il Paese è inadatto alla crescita». Meglio tardi che mai. E pazienza se un premier tecnico ci abbia messo sette mesi per dire queste cose e per annunciare che «il governo sarà intransigente con i più forti  e comprensivo con i più deboli e avrà la capacità di saper distinguere i primi dai secondi». Peccato, però, che la storia della lotta all’evasione viene fuori a giorni alterni e in ogni stagione politica. A Monti serve riciclarla perché è reduce dalla bocciatura in sede Ue della sua proposta di usare lo European Financial Stability (Efsf) per acquistare titoli pubblici dei Paesi sotto pressione, come l’Italia, sul mercato secondario, allentando così la pressione dei mercati, abbassando lo spread  e spuntando tassi d’interesse inferiori per i collocamenti futuri. In questo momento è il premier è incudine. E agisce di conseguenza.

Una bocciatura tira l’altra
Per il premier, quindi, una doppia bocciatura: la sua lotta all’evasione fiscale non è credibile (come si fa a pensare che oggi decolli quello che non è decollato sette mesi fa?), mentre il piano anti-spread è morto ancora prima di nascere. E tutto sommato non è un male, visto che il nostro debito non è il frutto fatto maturare dagli speculatori, ma ha una base reale ed è il risultato di decenni di politiche sbagliate e di spesa pubblica allegra. Un tecnico come Monti dovrebbe saperlo molto bene, non fare uscite ad effetto. Quanto ai «principi di equità, solidarietà e giustizia tra cittadini e generazioni», che gli evasori violano e che il nostro presiedente del Consiglio definisce «non più tollerabile, in particolare in un momento in cui il nostro Paese è attentamente monitorato», non sembra che il governo dei tecnici finora se ne sia preoccupato più di tanto, visto che la riforma delle pensioni, gli aumenti dell’Iva e delle accise sui carburanti, le addizionali e l’Imu sulla prima casa tutto hanno fatto tranne che perseguire l’equità fiscale. Chi pagava paga ancora di più, mentre chi sottraeva i propri redditi al fisco continua a farlo indisturbato. E gli interventi di Equitalia, il più delle volte, sono rivolti a poveri cristi e a piccoli imprenditori, creditori a loro volta dello Stato per imposte pagate e non dovute, ma senza nessuna fortuna. Se i deboli verso i quali Monti assicura comprensione non sono questi, non si capisce chi sono.

I numeri di Confcommercio
In questo contesto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, prende la parola all’assemblea annuale dell’associazione e lancia l’allarme per gli ulteriori aumenti dell’Iva che si annunciano per l’autunno prossimo e che «sarebbero una Caporetto per le famiglie e le imprese» perché , tra il 2011 e il 2014, si tradurrebbero in minori consumi per 38 miliardi di euro. Ma ci sono margini per evitare questo nuovo salasso? Secondo Sangalli sì: «Esistono le condizioni per realizzare economie di spesa» che consentano di bloccare questa ennesima mossa sbagliata in grado di deprimere ancora di più la nostra economia. L’Italia è «decisamente più povera». Nel 2012 Pil e la spesa pro capite hanno fatto molti passi indietro tornando il primo ai livelli del 1999 e la seconda al 1998. Un passo indietro di quasi 15 anni che, secondo Sangalli, dovrebbe convincere Monti a mandare in soffitta l’ipotesi di inasprire l’Iva per far quadrare i saldi della manovra salva-Italia.

La scelta di campo
L’Italia difficilmente potrà iniziare il cammino della crescita se non sarà in grado di invertire l’attuale andazzo delle cose e di effettuare una «scelta di campo» a favore dello sviluppo. Il Paese, afferma Sangalli, deve «affrontare la sfida dalla parte dell’economia reale, delle ragioni delle imprese e del lavoro», dimostrando di «non accettare la dittatura dello spread e di non credere nell’ineluttabilità del declino del Berlpaese e dell’Europa». Sono cose che, secondo il presidente di Confcommercio  deve capire la politica tutta, ma lo deve capire soprattutto «questo strano governo e questa strana maggioranza». C’è un problema di tasse (l’Imu per gli immobili legati all’esercizio dell’attività d’impresa «deve essere dimezzata») e c’è una questione credito che «le banche erogano alle imprese con il contagocce». Una tenaglia che rischia di stritolare il mondo della piccola e piccolissima impresa, che in Italia rappresenta oltre il 90 per cento del tessuto produttivo, «rischia e si confronta tutti i giorni con le sfide del mercato» e il cui contributo è indispensabile per il rilancio dell’economia.

Spread sociale in crescita
Perché, al di là di quello che dice Monti, in questo Paese i debiti aumentano, i risparmi diminuiscono, la crisi economica morde. È un’Italia di “diritti negati” e di “disuguaglianze” quella fotografata dal “Rapporto sui diritti  globali 2012” presentato ieri a Roma. Un’Italia dove aumentano le persone che si sono tolte la vita per motivi economici, i mutui se li possono permettere sempre meno famiglie, la disoccupazione cresce, il 50,8 per cento delle pensioni non arriva a 500 euro al mese, l’1 per cento del salario se lo mangia l’inflazione. Il tutto mentre i «ricchi diventano sempre più ricchi», alla faccia della lotta all’evasione di cui parla il presidente del consiglio e della battaglia per conquistare maggiore equità, Secondo l’Istat il 15,6% degli italiani è povero. Ma se dagli indicatori italiani si passa a quelli europei il numero delle persone che non ce la fanno a sbarcare il lunario cresce e sale al 24,5 per cento. Aumentano anche i senza dimora, il 79 per cento delle pensioni non supera i mille euro, i pensionati co.co.co. vivono con 121 euro al mese, il 36 per cento dei giovani è disoccupato.