Mantovano: a brindisi il silenzio investigativo era necessario

L’attentato esplosivo a Brindisi: una ferita aperta che solo l’affermazione della verità investigativa potrà cominciare a rimarginare. Da ieri pomeriggio si rincorrono voci ufficiose che danno per imminente una svolta nell’inchiesta, segno che il silenzio operoso degli inquirenti sta dando i suoi frutti, aiutato anche dal blackout mediatico che negli ultimi giorni ha avvolto le indagini sulla tragedia all’istituto professionale Morvillo Falcone, in cui ha perso la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi. Un blackout che per Alfredo Mantovano, deputato del Pdl, ha una sua ragione fondante.

Perché questo silenzio?

L’ampio spettro delle possibilità preso in considerazione dagli investigatori è dovuto, da un lato, alla necessità di prendere in considerazione tutte le ipotesi criminose prima di limitare il campo a una pista investigativa; e dall’altro, all’esistenza di nodi strutturati nel nostro ordinamento, che vanno affrontati. Il primo, allora, riguarda il rapporto tra la procura ordinaria e la procura di settore Antimafia, che fa sì che le prime, importantissime ore delle indagini, vengano impiegate ad attivare, e poi tentare di dirimere, i conflitti di competenza. Il secondo aspetto, riguarda invece il problema della totale assenza di autonomia della polizia giudiziaria, soprattutto nelle primissime ore, che lascia invece da subito piena disponibilità al pubblico ministero. Solo che, l’ufficiale di polizia giudiziaria è mediamente attrezzato – in forza di una formazione specifica – non sempre si può dire lo stesso per il pm.

Ma allora si deve risolvere questo problema di competenze?

Senza dubbio: questa questione bisogna porsela e cercare di trovare una soluzione. Ricordo che quando c’era ancora il governo Berlusconi, sulla possibilità di un margine di autonomia della polizia giudiziaria c’era stata qualche proposta da parte dell’allora ministro della Giustizia Alfano, subito subissata però da cori di critiche spesso pregiudiziali. Poi però ci ritroviamo in queste condizioni…

Un mancato intervento a gamba tesa dell’informazione ha favorito lo sviluppo proficuo delle indagini?

Il blackout rientra nei meccanismi dell’informazione secondo i quali ogni nuova notizia – e non ne sono mancate di gravi purtroppo negli ultimi giorni – ha l’effetto di macinare la precedente. Poi certo voler individuare immediatamente un colpevole da immortalare davanti alle telecamere a poche ore dal fatto, soprattutto sulla base della compensibile suggestione emotiva, non aiuta la ricerca della verità.

Secondo lei l’attentato di Brindisi è la dimostrazione di una incombente minaccia terroristica?

Al momento, riguardo l’attentato alla scuola di Brindisi non c’è nessun elemento che giustifichi un’ipotesi terroristica. In particolare, quell’attentato è lontano, per la scelta delle modalità operative e per l’individuazione dei soggetti, sia dalle realtà anarchico-insurrezionaliste che dal terrorismo politico di tipo brigatista.