Ma che strano: a Sanremo ci sarà Fabio Fazio, non un banchiere

Sugli ascolti è una garanzia perché il presentatore tv un po’ ruffiano, con il faccino adolescenziale, piace anche alle nonne. Sulla politica è altrettanto una garanzia, perché è gradito ai furbetti della sinistra, e cioè a quelli che preferiscono la calma all’aggressività di un Santoro o di un Travaglio. È perfetto, l’uomo giusto al momento giusto, il dado è tratto: Fabio Fazio sarà il prossimo presentatore del Festival di Sanremo, raccogliendo l’eredità di un’altra (piccola) icona della sinistra, Gianni Morandi. Probabilmente non commetterà i suoi errori, magari eviterà di portare Celentano sul palco preferendogli un personaggio tipo Gorbaciov. E la kermesse canora è “normalizzata”, anche perché Fazio sa fare politica in punta di piedi, come un ballerino di danza classica: i telespettatori distratti hanno l’idea che sia super partes e lui, tra una battutina e un sorrisetto, riesce invece a essere sempre “di parte”. E lo fa con professionalità, sa utilizzare il mezzo televisivo in modo abile: non è importante chi ospiti nel tuo salotto tv ma quali domande gli rivolgi, se vuoi metterlo in difficoltà o se vuoi facilitargli le risposte. Ma tant’è, Sanremo sarà di Fazio e quindi sarà di “sinistra soffusa”. Già è una conquista. Visto l’andazzo, c’era il rischio concreto di trovarsi un banchiere come presentatore del Festival, con i rappresentanti dei poteri forti nelle vesti di giurati. Naturalmente, senza il televoto. Avremmo avuto un Festival della “democrazia sospesa”, molto vicino alla stagione di Monti. Accontentiamoci perciò di Fazio, è il male minore.