L’italiano non risparmia più e Polillo vuole levargli pure le ferie

Nel 2012 cala la capacità di risparmio delle famiglie italiane mentre cresce la percentuale di quanti intaccano il proprio patrimonio per far fronte alle necessità quotidiane. Lo rileva l’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani promossa dal Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo basata su un sondaggio Doxa effettuato fra gennaio e febbraio scorsi su un campione di circa 1000 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. Dall’indagine emerge che solo il 38,7% nel 2012 riesce a risparmiare contro il 47,2% dell’anno passato, con un calo di circa 8 punti percentuali. I non risparmiatori crescono tra i giovani (69,4%), nelle grandi città (66,7%) e tra le famiglie con meno di 1.600 euro (77,3%). I più colpiti dalla crisi sono i ventenni (-21,4%), le donne (-8,9%), gli esercenti e gli artigiani (-10,3%). Inoltre, il 46,2% ha intaccato i risparmi, il 36,9% ha rinunciato all’acquisto di un’auto e lo ha rinviato mentre il 24,3% si è messo in cerca di un nuovo lavoro o di una fonte di entrate integrativa. La riduzione dei consumi ha inciso soprattutto sulle spese per le vacanze (67,2%) e per il tempo libero e il weekend (68,3%). Per contro solo il 15,2% degli intervistati ha dichiarato di non avere avuto alcun impatto dalla crisi. «Agli occhi degli intervistati – ha sottolineato Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo – la crisi finanziaria figura tra i maggiori responsabili delle difficoltà attuali e con essa tutte le istituzioni, incluso l’euro che non sono state in grado di prevenirla o contrastarne gli effetti (il 55,1% del campione non ha fiducia nel ruolo delle istituzioni quali difensori del risparmio). Il disorientamento delle famiglie è comprensibile, la difficoltà delle famiglie a guardare serenamente al futuro è il tema dominante dell’indagine 2012 – ha concluso – senza fiducia non si progetta, non si rischia, non si investe, non si cresce e da sola la scelta del rigore non basta, occorre che sia ripreso con decisione il cammino delle riforme e che sia ricercata con determinazione l’equità nella distribuzione dei sacrifici necessario alla stabilizzazione dei conti pubblici». Il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, intanto propone di aumentare il tempo di lavoro, riducendo di una settimana le ferie, per far ripartire la produttività: l’effetto sarebbe più un punto di Pil.  «Stiamo vivendo sopra le nostre possibilità : per sostenere i nostri consumi interni abbiamo bisogno di prestiti esteri che negli ultimi anni sono stati pari a 50 miliardi di euro l’anno». ha detto il sottosegretario all’Economia, a margine di un convegno a Roma. «Questo gap lo possiamo chiudere – ha spiegato – o riducendo ulteriormente la domanda interna, inaccettabile per il Paese, oppure aumentando il potenziale produttivo; non possiamo più permetterci questo andamento con gli spread attuali». Una posizione che scatena una ridda di reazioni negative da parte dei sindacati, ma anche dalle associazioni di categoria. «Una stravaganza»: così il presidente di Assoturismo-Confesercenti, Claudio Albonetti, bolla la ricetta del sottosegretario. «Solo un settore in Italia tiene ancora e questo è il turismo che sta aiutando ad attenuare la crisi: cerchiamo di non rovinarlo completamente». Negative le reazioni di Cgil «Uscita confusa», la definisce Fabrizio Solari, e Uil «Non sappiamo a chi si riferisca il sottosegretario Polillo quando afferma che in Italia si lavora mediamente solo nove mesi all’anno, anche se qualche sospetto ce l’abbiamo. Certo non ai lavoratori dipendenti che da contratto ne lavorano undici. La media di Polillo ricorda molto quella di Trilussa». Lo ha detto il segretario confederale Uil, Domenico Proietti. «La strada maestra? È quella di ridurre le tasse sul lavoro»