L’Italia è come la Spagna più fuori che dentro il campo

La partita Italia e Spagna era finita in pareggio, ma l’Europa ci aveva appena rimesso cento miliardi per gli aiuti in sostegno delle banche spagnole. Nulla di rilevante, per il presidente Napolitano, che da un pareggio calcistico, negli spogliatoi della Nazionale, ha subito visto motivi di ottimismo per il Paese, ben oltre gli Europei di calcio. E sul fronte spagnolo il capo dello Stato s’è compiaciuto dell’intesa raggiunta in difesa dell’euro. «L’accordo sulla crisi bancaria in Spagna è molto positivo e non possiamo che compiacerci dell’accoglienza positiva dei mercati alla notizia di questa intesa». E alla fine di una giornata intensa, inizio della sua visita di Stato in Polonia, è voluto scendere negli spogliatoi della Gdansk Arena per fare i suoi complimenti alla nazionale. «Vincere incoraggia in momenti di crisi», aveva detto al mattino a proposito di Italia-Spagna, una sorta di derby dello spread. «Una cosa è la crisi, un’altra la continuità sportiva di Italia e Spagna: ma certo, un successo incoraggerebbe i due Paesi. E ovviamente, vincerà uno solo».
Non ha vinto nessuno. Quasi come a Bruxelles. Napolitano, in tribuna tra il presidente polacco Bronislaw Komorowski, il principe Felipe di Spagna e Lech Walesa, padre nobile della Polonia, non ha nascosto le sue emozioni. «Si è divertito, e ha sofferto come noi nel finale», racconterà poi Prandelli. Quando è entrato negli spogliatoi, con il presidente del Coni Petrucci e il segretario generale Pagnozzi, ha abbracciato Buffon, e poi ha ricevuto in dono dal capitano azzurro la maglia di gioco. «So che è sudata, ma la terrò così. So che non si lava». Poi al portiere ha ricordato del «discorso politico che lei pronunciò quando veniste in visita al Quirinale: guardi, Buffon, che è ancora agli atti…». Il ricordo era per un appello lanciato ai politici, per l’unità nel momento della crisi: il Capo dello Stato gradì già allora, e domenica se ne è ricordato.
Oltre al presidente Napolitano, c’erano il ministro degli Esteri Giulio Terzi e quello dello sport Piero Gnudi. Quest’ultimo non si è fatto mancare la passarella “tecnica” durante la diretta con tanto di dichiarazione al microfono di Amedeo Goria.
Per il futuro, se l’Italia proseguisse il proprio cammino agli Europei, potrebbe non avere, sugli spalti, i “tifosi” delle istituzioni. L’urna degli europei ha risparmiato un grattacapo alla diplomazia italiana, inserendola in uno dei due gironi che si giocano in Polonia: nessun imbarazzo, quindi, a farsi vedere in eurovisione con i leader di un paese che fa parte dell’Unione Europea. Ma se l’Italia dovesse passare il turno, nei quarti di finale se ne andrebbe a giocare in Ucraina. Hollande, Cameron e anche la Merkel hanno condannato le violazioni dei diritti umani, con particolare riferimento al caso di Yulia Timoshenko, l’ex premier arrestata, attualmente ricoverata in ospedale e i loro governi non partecipano alle partite che si giocano in quel Paese.
La comunità internazionale ha espresso un’unanime condanna, lanciando appelli affinchè le cose cambino. L’1 luglio, a Kiev, si giocherà la finale. I governi europei, con tutta probabilità, rimarranno a fare il tifo alla televisione. Inclusi i nostri “tecnici”.