La scuola cattolica: severa ma aperta al moderno

«Non siamo più quelli delle ginocchia sui ceci e delle promozioni facili. È giunto il momento di dire la parola fine a chiusura e arroccamento». Il preside ha un tono sereno e pacato ma mette i puntini sulle “i” con rigore. C’è un’idea, una vecchia idea, di scuola cattolica che va rivista e gli stessi istituti di ispirazione religiosa devono fare la loro parte per ammodernarsi e aprirsi verso l’esterno. È questa l’idea che ha spinto l’istituto San Giovanni Evangelista di Roma – 350 studenti, elementari, medie e i due licei, primo anno scolastico nel lontano 1949 – a organizzare la tavola rotonda sul tema “La scuola cattolica: una risorsa per il territorio”, che si svolgerà stasera alle ore 21 presso il teatro parrocchiale Santa Francesca Cabrini. La serata prevede il saluto iniziale del parroco Franco Messori e del direttore del San Giovanni Evangelista, padre Agostino Piovesan. All’incontro parteciperanno il professor Mario Bergamo, responsabile dell’Ufficio scuola cattolica al Vicariato di Roma, don Filippo Morlacchi, direttore dell’Ufficio scuola del Vicariato di Roma, e Antonio Corini, presidente provinciale dell’Agesc Roma. Darà il suo saluto Dario Marcucci, presidente del III municipio. La moderazione degli interventi sarà invece affidata al professor Francesco Loreti, che è appunto il preside dell’istituto situato nei pressi di piazza Bologna. E che spiega: «La nostra scuola si sta rinnovando, fisicamente ma anche nello spirito. Basta con questa idea della scuola cattolica come istituzione chiusa, avulsa da ciò che accade all’esterno. Noi vogliamo aprirci al territorio, confrontarci con gli enti locali, aprire corsi di formazione e per la terza età. Del resto il fatto che il nostro istituto sia attaccato alla parrocchia rende bene lo spirito che ci anima. Ora, per esempio, dopo due anni sono stati completati i campi sportivi, che però non sono solo per gli studenti, ma anche per la parrocchia, quindi per il quartiere».
Ma, come detto, di idee preconcette sulle scuole cattoliche ce ne sono un bel po’, come quella che vorrebbe l’atmosfera regnante in questi istituti come intrisa di clericalismo ottuso, bigottismo e ostilità ai tempi moderni. E invece le cose stanno diversamente: «I nostri cardini – spiega ancora Loreti – sono la democrazia e la Costituzione. Non siamo formatori di suore e preti ma di cittadini. Abbiamo alunni con ogni opinione, sia sulla politica che sulla fede. Io personalmente ho avuto studenti ebrei e musulmani. Certo, il nostro non è un istituto agnostico, ma resta il fatto che il rapporto dello studente con il Signore dipende da lui, il nostro compito è solo quello di formare e ascoltare. Quanto all’innovazione tecnologica, invece, basti sapere che dal prossimo anno tutti i nostri studenti potranno scaricare i libri di testo su tablet. Il futuro della scuola italiana deve essere questo e noi siamo già pronti».
 Anche dal punto di vista sociale, sono tanti gli stereotipi di cui fare piazza pulita: «Qualche decennio fa – continua il preside del San Giovanni Evangelista – le scuole cattoliche erano considerate istituti per ricchi e svogliatelli. “Tanto voi non studiate, vi basta pagare”, ripetevano gli alunni delle altre scuole. E invece poi si scopre che i nostri studenti si impegnano più degli altri. Tempo fa “Il Messaggero” pubblicò una sorta di classifica delle scuole romane più severe e noi eravamo al secondo posto. Detto questo, noi vogliamo collaborare con le scuole statali, non istituire guerre di religione con loro». Ovviamente i soliti tormentoni che vorrebbero scuole pubbliche contro scuole private sono sempre in agguato. Ma dal San Giovanni Evangelista spiegano: «Attenzione, noi siamo una scuola pubblica. Una scuola pubblica non statale. Facciamo parte di un sistema più grande, seguiamo delle regole. Non siamo un’isola né ci apriamo ai soli cattolici. E nella tavola rotonda con le realtà del municipio vorremmo anche ritornare sul tema della parità scolastica per fare chiarezza, sia pur senza polemiche. Noi ce l’abbiamo giuridicamente dal 2000. Ora emergono proposte, come quelle del consigliere regionale Olimpia Tarsia, per istituire un buono scuola e rendere la parità anche economica. Sono possibilità che vorremmo segnalare ma, ripeto, a puro scopo informativo e senza alzare i toni».