La repubblica presidenziale c’è già…

Napolitano esterna, ammonisce e dichiara con fertilità e profusione. Ieri ha comunicato ai cittadini la data delle prossime elezioni e al Parlamento di quali proposte di riforma può discutere e di quali no. Nello specifico ha detto ai senatori che non possono prendere l’iniziativa di votare in favore dell’elezione diretta del Presidente, che a lui non piace. Lo stesso vale per qualunque modifica della Costituzione che non sia puramente cosmetica. Considerando che saranno due decenni che da ogni parte si sollecita una sostanziale revisione della nostra Carta, considerata come minimo inattuale, l’anatema di Napolitano risulta ancor più strano. Probabilmente bisognava leggere tra le righe e comprendere che il Capo dello Stato non intendeva negare all’istituto parlamentare la funzione legiferante per la quale è stato creato, bensì negarla solo a questo specifico Parlamento e soprattutto a un Senato dove ancora la maggioranza è rappresentata dalle forze politiche di cui auspica la scomparsa. Qualche disattento osservatore potrebbe essere stato indotto a ritenere che l’ostilità dell’uomo del Colle verso un ruolo più forte del presidente della repubblica derivi da un suo retroterra ideologico. Personalmente, stimandone l’intelligenza, sono portato a pensare che Re Giorgio semplicemente ritenga inutile le proposte del Senato, per il semplice fatto che la modifica costituzionale del ruolo del presidente l’ha già operata lui, attribuendosi nei fatti poteri e funzioni che nessuno dei suoi predecessori avrebbe mai osato immaginare per sé.