La Merkel ci vuole tutti (suoi) sudditi

Alla ricerca di una nuova forma di assolutismo monarchico, con la sovranità (in nome del popolo tedesco) nella mani della Merkel e con sudditi sparsi in ogni angolo d’Europa. Agli altri solo la “concessione” e “l’onore” di partecipare, magari in terza o quarta fila. Con Monti a recitare la parte dell’amico deluso, quello che non si aspettava il tradimento, alla “quoque tu”, i governi a illudersi di fare finanziarie che, come alunni, finiranno per consegnare all’esame di un organismo superiore che poi le corregge con le matite rosse e blu. E nessuno si permetta di alzare la voce, altrimenti va in punizione dietro la lavagna. È questa l’Europa che sogna la Cancelliera e che viene auspicata dai poteri forti, dai banchieri e dall’alta finanza. L’Europa che cancella definitivamente la politica per rispondere ad altre logiche. E che viene delineata dalle bozze che circolano prima del vertice di giovedì, mentre Piazza Affari è nervosa e lo spread segna 460 punti.

Alla vigilia di Bruxelles

A tenere banco è il downgrade di 30 banche, di cui 28 spagnole da parte di Moody’s, la situazione greca, la richiesta di aiuto da parte della Spagna e di Cipro, ma soprattutto la linea dura della Germania sulla condivisione del debito in Europa e sul controllo delle politiche fiscali. La febbre del mercato l’ha misurata ieri mattina l’andamento delle aste dei titoli di Stato di Italia e Spagna, con il rendimento del Btp decennale salito al 6,11 per cento e quello dei Bonos spagnoli con la stessa durata che ha raggiunto addirittura il 6,73 per cento, sull’onda di uno spread che ha raggiunto i 522 punti base.

Berlino tira il freno

Chiusa la fase in cui l’attivismo di alcuni premier, compreso Monti, ha cercato di stringere la Germania nell’angolo di un’esigenza conclamata di perseguire la crescita e dopo il colpo a vuoto fatto segnare dal quadrangolare di Roma, i tedeschi sono passati all’offensiva. Sul tavolo ci sono le proposte tese a sacrificare una parte della sovranità nazionale degli Stati. La Merkel, come al solito, si muove a tutto campo. A Parigi si sono visti i ministri delle Finanze di Germania, Francia, Italia e Spagna per una riunione preparatoria del vertice di Bruxelles. Di fatto Berlino sta creando le premesse perché le titubanze francesi rispetto alla perdita di sovranità lascino il campo a politiche di maggiori disponibilità. Anche per questo, oltre al vertice ufficiale, ci sono stati degli incontri a margine tra tedeschi e francesi. Nessuna sorpresa, quindi, se dal vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles, venisse fuori un altro direttorio Berlino-Parigi. Non a caso oggi François Hollande vedrà a Parigi la Merkel per una bilaterale avente l’obiettivo di evitare sorprese sgradite. Con Monti, invece, la cancelliera si incontrerà il 4 luglio a cose già fatte.

Stop agli eurobond
L’idea di Monti di dare il via agli eurobond (interventi con l’Efsf-Esm sul mercato secondario dei titoli), per acquistare quote di debito degli Stati, a questo punto, sembrerebbe definitivamente tramontata: la Merkel non ne vuole sentire parlare. Possibili, invece, una seria di passi intermedi, compresa una limitata condivisione del debito che passerebbe per la strategia degli eurobill. Ma il piatto che i Paesi meno virtuosi dovrebbero consumare per approdare a questo parziale obiettivo è in gran parte indigesto. Secondo il Financial Times esisterebbe infatti una bozza di documento pronta per essere messa sul tavolo di Bruxelles che prevede addirittura  la possibilità per la Ue di riscrivere la Finanziaria dei Paesi  dell’Eurozona che in futuro dovessero violare le regole di bilancio. Il perché è presto detto. La Germania non nasconde a nessuno la volontà di trasformare l’area dell’euro in un’unione fiscale.  Il quotidiano della City si sofferma addirittura sui particolari di questa strategia. La Commissione Ue avrebbe maggiori poteri. A Bruxelles avrebbe sede un vero e proprio ministero delle Finanze dei 17 paesi membri di Eurolandia che, se non dovessero rispettare i target fissati per i conti pubblici, potrebbero perdere il controllo e la gestione delle proprie finanze, perché Bruxelles sarebbe abilitata a riscrivere le manovre nazionali. Alla faccia della sovranità nazionale tanto cara ai francesi. Nemmeno il rapporto Van Rompuy-Draghi-Barroso-Juncker, reso noto ieri, segna sostanziali passi avanti. Si limita a sottolineare che per alzare i tetti del debito serve il consenso di tutti e che una cornice finanziaria integrata della Ue richiede «passi adeguati verso una comune emissione del debito».

Commissariati dalla Merkel
Se non siamo al commissariamento poco ci manca, perché gli emendamenti di Bruxelles alle Finanziarie dei singoli Paesi dovranno essere adottati per non incorrere  in pesanti sanzioni. I governi dell’Eurozona dovranno mettersi d’accordo ogni anno sul livello del proprio debito e sulla soglia massima da non superare a meno dell’approvazione da parte di tutti gli altri partner. È la “dittatura” della Germania che si manifesta e prende corpo, assieme ai contorni di una possibile e futura unione bancaria e politica d’Europa. I tedeschi non mollano e pretendono, rigore, rigore e poi ancora rigore. Attraverso controlli più duri sui budget nazionali come precondizione per potere parlare di condivisione del peso dei debiti sovrani. Speriamo che questo sia sufficiente perché a Bruxelles si raggiunga un’intesa. In caso contrario i primi Paesi ad essere presi di mira dai mercati sarebbero la Spagna e l’Italia. Da noi l’economia ristagna, il debito non scende e la spesa pubblica nemmeno. I salari, intanto, segnano il passo e con essi i consumi. A maggio – fa sapere l’Istat – le retribuzioni dei lavoratori sono rimaste praticamente ferme, mentre su base annua la crescita è stata di appena l’1,4 per cento. Tutto questo in presenza di un’inflazione che viaggia attorno al 3,2 per cento.