La Giovane Italia al passaggio di testimone

Il rinnovamento l’avrebbero voluto con un congresso. Ma «finora non è stato possibile», ha ricordato Giorgia Meloni, e quindi i vertici della Giovane Italia si sono affidati a «un’ampia consultazione interna» per scegliere chi li avrebbe sostituiti nella cabina di regia. L’ex ministro della Gioventù, da ieri, non è più presidente dell’organizzazione giovanile del Pdl. Con lei hanno passato il testimone anche il vicecoordinatore nazionale, l’europarlamentare Carlo Fidanza, e il portavoce, il consigliere regionale della Toscana Giovanni Donzelli. Al loro posto subentrano i dirigenti nazionali Marco Perissa di Roma, che assume l’incarico della Meloni, Carolina Varchi di Palermo che diventa vicepresidente, Augusta Montaruli di Torino che sarà la portavoce del movimento, e Alberto Spampinato di Catania con il ruolo di segretario della direzione nazionale. Si tratta di un ricambio generazionale «non più procrastinabile», come ha scritto la Meloni a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano in una lettera che ha anticipato la conferenza stampa di ieri, a cui ha partecipato anche lo stesso segretario del partito e durante la quale l’ormai ex presidente della Giovane Italia ha chiarito che la sua scelta non ha nulla a che fare con i rumors su una sua possibile candidatura alle primarie. «Ho sempre lottato contro l’ordine di idee di chi lascia un posto con la promessa di un altro posto», ha replicato l’ex ministro della Gioventù a chi le chiedeva della competizione per la premiership.
«Quando si sostiene una battaglia per il rinnovamento generazionale in Italia, e si è a capo di un’organizzazione da troppi anni, si finisce per non essere in regola con la propria coscienza. E si rischia addirittura di sfiorare il ridicolo, se a 35 anni si è a capo dei giovani di un partito il cui segretario ne ha 41», ha scritto la Meloni in quella lettera commossa e rigorosa, che ieri su facebook, in meno di due ore, aveva avuto quasi 500 “mi piace” e oltre 150 condivisioni. «Dalla nascita del Pdl – si leggeva ancora – mi sono spesa per individuare tempi e modalità perché si potesse celebrare un congresso che mi consentisse di passare a un’altra generazione la guida del movimento giovanile».
Resta invece al suo posto la coordinatrice nazionale Annagrazia Calabria, che anagraficamente appartiene alla generazione dei tre nuovi dirigenti, tutti intorno ai trent’anni, e politicamente ha alle spalle un’esperienza più breve di Meloni, Donzelli e Fidanza. La Calabria è stata nominata nel dicembre 2010, i tre dirigenti che si sono dimessi, prima della Giovane Italia, hanno guidato Azione Giovani, dopo essere stati eletti nel congresso di Viterbo del 2004.
Con le dimissioni di ieri, dunque, non si sancisce solo un ricambio della classe dirigente. Si esaurisce anche, almeno per il momento, l’ultima rappresentanza giovanile eletta dalla base. E non è un caso che nella lettera della Meloni si insista tanto sulla questione congressuale. Dopo aver parlato dell’opportunità di lasciare spazio a ragazzi più giovani, infatti, l’ex ministro della Gioventù ha spiegato che «la seconda ragione delle mie dimissioni sta nell’estremo sollecito ai vertici del partito, e a tutti i massimi dirigenti giovanili, affinché si prodighino per lo svolgimento di un’assemblea congressuale della Giovane Italia, nella quale poter eleggere i propri rappresentanti secondo i principi di merito e democrazia».
Proprio la celebrazione del congresso è il primo obiettivo che si sono dati i nuovi dirigenti. «Fino ad ora non ci sono state le condizioni per fare il congresso, ma – ha spiegato Perissa – il nostro obiettivo deve essere quello di rilanciare il movimento giovanile». Un lavoro che inizia immediatamente: la nuova cabina di regia si riunirà già sabato prossimo, in occasione dell’assemblea politica della Giovane Italia che si terrà a Fiuggi. E si tratta di un lavoro le cui necessità e utilità sono state sottolineate anche dai vari “seniores” che ieri hanno rivolto ringraziamenti e auguri ai vecchi e nuovi dirigenti, da Gianni Alemanno a Maurizio Gasparri, da Gaetano Quagliariello ad Alfano. «Nei prossimi mesi il contributo della Giovane Italia sarà fondamentale nel rilancio del nostro grande progetto politico per l’Italia», ha scritto il segretario del Pdl nella sua lettera di risposta alla Meloni, in cui ha confermato «la disponibilità ad accompagnare in tempi brevi la Giovane Italia a una selezione consapevole e democratica dei propri dirigenti a ogni livello, locale e nazionale».
È stato poi Alemanno, da ex leader giovanile, a sottolineare che «la nuova classe dirigente dovrà vincere la sua sfida al futuro. E il Pdl deve guardare con attenzione al suo movimento giovanile, che per storia e tradizione è una fucina inesauribile di talento, esperienze, militanza e impegno in grado di fare la differenza e dal quale può e deve partire il suo rilancio». Anche Maurizio Gasparri ha ricordato l’importanza di «un partito strutturato, radicato sul territorio e alimentato da una militanza giovanile». «Oggi è un giorno importante per il rinnovamento e il rilancio del Pdl, è necessario favorire la crescita e il consolidamento di ulteriori energie», ha proseguito Gasparri, ribadendo che «non dobbiamo frammentare, sperimentare, dar luogo a scelte bizzarre, piuttosto bisogna rafforzare la nostra organizzazione».