La diaspora sarebbe un fallimento, i nostri valori sono nel Pdl

Ieri su alcuni quotidiani è apparso un elenco di variopinte liste che dovrebbero nascere o dalla diaspora del Pdl o dall’avvento di improbabili protagonisti di nuove stagioni politiche. Annunciate presunte liste di animalisti, liste della Destra politica, dei nostalgici di Forza Italia, dei giovani ed anche di volontari della Protezione civile. Nel corso del mio intervento nell’Ufficio di presidenza del Pdl ho stroncato questa idea dicendo: «Io sono di Destra, ho un cane e più di 45 anni. A quale lista dovrei aderire?». Non era un modo per banalizzare la questione, ma semmai per evidenziarne i limiti. E quindi vengo alla discussione che anche in questi giorni ha ospitato il Secolo d’Italia. Il Pdl è arrivato al capolinea ed è necessario che ciascuno prenda la sua strada, pur rimanendo tutti alleati? O c’è ancora spazio per questo soggetto politico? La mia risposta è che bisogna ribadire la validità di questa scelta. Ed è quello che ha deciso ieri l’Ufficio di presidenza del Popolo della Libertà, con un dibattito molto franco in cui la quasi totalità di coloro che sono intervenuti hanno parlato con chiarezza in questa direzione.
I valori della Destra, ai quali sono stato educato e che insieme a molti altri intendo continuare a rappresentare, hanno trovato spazio all’interno del Popolo della libertà. Abbiamo potuto fare battaglie sul diritto alla vita, sostenendo cause che altri hanno abbandonato; abbiamo varato le più dure norme antimafia mentre altri avevano smantellato – mi riferisco al tempo di Ciampi, Scalfaro, Mancino e Giuliano Amato – il carcere duro; abbiamo difeso la famiglia e l’identità nazionale. Certo si poteva fare di più e si potrà fare di più. Che il Pdl attraversi un momento difficile è evidente. L’azione di governo oggi è resa ardua da tutta una serie di questioni: una crisi globale che colpisce in maniera pesantissima l’Italia e l’Europa, le conseguenze della concorrenza sleale della Cina, l’invecchiamento della popolazione e la crisi demografica. Del resto i tecnici che sono ora all’opera non sono riusciti a risollevare le sorti dell’Italia, anzi semmai le stanno peggiorando. Siamo al punto, quasi ridicolo, di Monti che si lamenta dei poteri forti. Ricordo che quando Pinuccio Tatarella nel 1994 ne denunciò la negativa influenza in tanti lo criticarono.
Ma torniamo alla questione della Destra. Ritengo che si debba proseguire con determinazione l’opera del Pdl, in coerenza con la volontà di apertura e di aggregazione che la Destra ha sempre espresso.
In un interessante libro del professore Giuseppe Parlato si racconta che Junio Valerio Borghese quando era ancora in piedi la Rsi aveva preso contatti con gli americani, non già per tradire un’esperienza la cui sorte era comunque segnata, ma perché lucidamente prevedeva che dopo la sconfitta sarebbe stato molto meglio avere a che fare con gli americani che non con i russi. La vicenda per quanto controversa dimostra che una dose di realismo ed apertura c’era perfino in quel drammatico momento di scontro militare. Il Msi tentò in varie fasi l’apertura. Si cercò, vanamente, di varare una grande Destra che unisse l’Msi ai monarchici e ai liberali. Questi ultimi non vollero questa aggregazione. Almirante poi creò la Destra Nazionale unendo altre realtà di Destra al Msi. Successivamente varò la Costituente di Destra per la libertà, alla cui guida fu chiamato una medaglia d’oro della Resistenza. Erano anni difficili. Quei tentativi non ebbero sviluppo, anzi sfociarono in una rottura all’interno della Destra. Ma cito questi fatti per dire che c’è sempre stata una volontà di andare oltre i propri confini. In una fase successiva da questa spinta è nato il progetto di Alleanza Nazionale e poi come conseguenza logica l’unione nel Popolo della Libertà di Forza Italia, di An e di altre realtà.
C’è quindi un filo logico. Bisogna tagliarlo? Non credo. La discussione si è esaurita con l’Ufficio di Presidenza di ieri? Prendiamo atto degli esiti di questa importante riunione e nulla possiamo escludere per il futuro. Ma in molti abbiamo parlato chiaro. Noi che veniamo da un’appassionata militanza di Destra e che vogliamo dare a questa esperienza passione, radicamento territoriale e spirito di militanza, riteniamo che la segreteria di Alfano e debba trovare un nuovo slancio. Ci sono nuove generazioni, che proprio noi di Destra più di altri abbiamo formato, e che devono ancora di più essere con noi in prima linea. Ma ridurre il tutto ad un problema anagrafico sarebbe un po’ ridicolo, come la storia della lista di quelli sotto i 45 anni e di quelli che ne hanno qualcuno in più.
C’è insomma molto da fare. Ma la diaspora in tanti microesperienze sarebbe il segno di un fallimento. Peggio ancora una pianificazione interna al Pdl di liste e listarelle che renderebbe addirittura farsesca questa vicenda. Per il resto appuntamento ad una prossima puntata…