La destra sì, purché non sia solo un’etichetta

In Italia manca la destra, sono d’accordo. La destra come codice di valori però, non come etichetta. Su questo punto credo di aver intuito la lezione di Wojtyla quando disse che non si sentiva la mancanza di un partito che si definisse cattolico, ma piuttosto di politici che incarnassero nella loro vita e nelle loro opere i valori cattolici. In Italia, più della sua storia, sono i valori della destra a non essere più visibili: senso del dovere, senso dello Stato, spirito di servizio, lealtà, sincerità, onestà, primato della politica sull’economia (e quindi patriottismo anche economico) ed etica civile. Chi non si è fatto stordire dal volume della propaganda tecno-comunista sa che è così. E mancando queste poche ma essenziali cose, l’Italia è nelle condizioni in cui si trova. La risposta non può essere però ritornare ad affermare storicamente e verbalmente questi valori quanto invece incarnarli. La destra è l’anima di una nazione e ogni nazione ha la propria. Non è la cultura di una parte ed è per questo che, da sempre, viene da destra la critica all’inadeguatezza delle categorie destra/sinistra. Quindi, rivolgersi solo a quegli italiani che provengono da una storia particolare sarebbe tradire una delle missioni della destra, che è quella di risvegliare quei valori nella totalità dei propri concittadini. Nel ’93 gli italiani premiarono il Msi perché, alla luce degli scandali di Tangentopoli, spiccava per la sua unicità come partito dalle mani pulite. Oggi, per farsi riconoscere come differenti, temo non basti fare un altro partito. Bisogna trovare modi di dimostrarlo oltre le parole.