Immaginare un altro partito è già una sconfitta

È toccato ancora al Secolo d’Italia, come tanti anni fa, lanciare un sasso in piccionaia. Il primo segnale che dal Msi si poteva transitare verso una destra europea, alleabile e protagonista di un reale cambiamento venne dal Secolo, con un non dimenticato articolo in prima pagina. Venti anni dopo è Marcello Veneziani che (finalmente?) esce dal suo ruolo di attento osservatore e di promotore culturale e apre ufficialmente un dibattito che è già in corso, sottotraccia, almeno da qualche mese. Un dibattito politico. Che non potrà perciò essere fumoso né potrà essere solo teorico. Dovrà fare i conti con la realtà, pur senza farci rinunciare al sogno che ci ha sempre guidato: dare all’Italia una dose massiccia di quei valori di destra che Marcello ha sintetizzato anche ieri sul Secolo nel suo articolo e senza i quali noi non crediamo possibile una vera rinascita. Realismo innanzitutto, dicevo. Che vuol dire esame obiettivo dell’oggi e sguardo sereno al cammino compiuto in questi anni. Nel bene e nel male.
La mia storia personale mi consente di guardare un solo attimo indietro senza nostalgie ma anche senza dimenticanze. Rivedo la strada percorsa da quando la mia generazione (e non solo quella) si batteva perché le nostre idee e la nostra stessa esistenza fisica non fossero cancellate, spazzate via da un violento conformismo che accomunava la sinistra con i poteri dell’epoca.
Nessuno avrebbe scommesso un soldo che quegli uomini, sconfitti dalla storia e quei giovani, ragazzi e ragazze che non si rassegnavano, avrebbero ribaltato gli equilibri, ridato cittadinanza all’amore per la Patria, al rispetto del merito, alla passione disinteressata per la politica. Si, è vero, il bilancio oggi vede giovani (a volte giovanissimi) e meno giovani in ruoli anche di grande rilievo istituzionale (ex ministri, deputati, presidenti di questo e di quello, consiglieri regionali, comunali e quant’altro) segno tangibile di un lungo cammino, ma vede anche sfumare in una nebbiolina sempre più consistente quei connotati etici e culturali che forse troppo presto ci eravamo illusi fossero entrati nella vita della nuova Italia.
Di sicuro l’Italia di oggi, nonostante tutto, è preferibile a quella impregnata negli anni ’70 dalla cultura marxista e dall’occupazione democristiana con cui spartiva il potere. Ma il presente è assai lontano da come lo abbiamo sognato e forse creduto di avere a portata di mano.
E allora è proprio giusto un appello a ritrovare il gusto di una battaglia, l’entusiasmo di una scommessa, la passione per l’affermazione di quei Valori che sono la ragione prima dl nostro impegno militante nella politica.
Ed è giusto il “largo ai giovani” a cui personalmente ho sempre creduto. Non a parole ma nei fatti come dimostra la giovane classe dirigente lombarda della nostra area che si è imposta anche a livello nazionale. Ma occorre tenere a mente anche un vecchio adagio latino “navigare necesse est” se non si vuole rischiare di trasformare una buona causa in un velleitarismo infantile e perdente. E in questo senso trovo perfetto l’articolo di ieri del direttore Marcello De Angelis specie dove dice “Oggi per farsi riconoscere come differenti, temo non basti un altro partito. Bisogna trovare modi di dimostrarlo oltre le parole”. E forse posso aggiungere che immaginare un altro partito è già una sconfitta alla quale rassegnarsi solo se prima si è provato fino in fondo, con tutte le energie, a non vanificare il sogno a lungo atteso di un unico contenitore di tutte le istanze alternative alla sinistra. Un progetto che già era contenuto nei 10 punti fondanti del Msi nel 1946 e che la nascita di “Alleanza” aveva rilanciato già con la scelta del suo nome prima ancora che delle sue tesi.
Oggi nessuno vuole rinnegare (o perlomeno non voglio io per primo) il percorso, compiuto insieme agli amici di FI prima, e con Berlusconi nel Pdl dopo. Tantomeno mi sento di dichiarare fallito il progetto del partito disegnato da Angelino Alfano nel suo ottimo discorso di investitura. È ancora viva la speranza che una forza politica unitaria rinnovata e moderna sappia farci transitare, verso un futuro denso di affermazioni più solide dei nostri valori. Forse un percorso non solo di vittorie ma qualcuno ci ha insegnato che non è grave cadere se si ha la forza di rialzarsi.
Questa speranza non diminuisce l’urgenza e la positività dell’appello di Marcello Veneziani a cercare i volti, le idee, la passione e l’unità per rifondare l’Italia col protagonismo di una destra moderna, sociale ed europea. Capace di offrire valori certi a una Nazione alla ricerca di se stessa.
Dice Veneziani: “Occorre selezionare” e anche “occorre scegliere il meglio che c’è nel paese”. Aggiungo: occorre non disperdersi in mille rivoli, non frammentarsi in cento esperienze come invece capitò alla destra francese nel dopoguerra. Occorre anche evitare il rischio di cedere alla pura nostalgia o alla speranza che un ritorno “ad Itaca”, nell’isola felice della nostra infanzia, possa essere salvifico.
La destra italiana non ha mai dimenticato il proprio passato ma nel suo Dna c’è lo sforzo di  guardare avanti, la capacità di unire alle proprie altre esperienze, la voglia di scrivere una storia condivisa e un futuro costruito a più mani A chi affidare il compito di dare il via a questa riflessione prima di ogni eventuale conseguente azione?
La risposta non può essere, piaccia o meno, lo spontaneismo. Non fosse altro perché il tempo incalza. Credo di poter avanzare una proposta concreta: sia la Fondazione di Alleanza Nazionale riconosciuta da pochi giorni, a farsi carico di un pronto e serio momento di analisi e di decisione. La Fondazione fissi un incontro-seminario anche di più giorni, di qualche decina o forse più di soggetti giovani e meno giovani, politici e intellettuali, amministratori ed esponenti della vita civile. Li si inviti tutti, selezionandoli senza preconcetti né preclusioni tra chi ritiene di avere qualcosa da dire e molto da offrire. Il Secolo e Marcello Veneziani che ha scagliato il sasso aiutino in questo compito. Si apra la strada a decisioni impegnative ma ineluttabili.
Qualsiasi scelta sarà sempre meglio dell’immobilismo e dell’attesa. Per tornare ad essere protagonisti del futuro della nostra Italia.