Il sasso di Fassina agita le acque Pd

Non bastava il dibattito sulla lista aperta alla società civile (già ribattezzata “lista Saviano” o “lista Repubblica”), non bastavano i mugugni di chi vuole le primarie per parlamentari e leadership: ad agitare le acque del Pd, in vista della direzione nazionale del partito in cui Bersani dovrebbe annunciare le mosse decisive in vista del voto, è arrivato anche il sasso gettato da Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro, il quale ha chiesto esplicitamente di staccare la spina al governo Monti: anticipiamo la legge finanziaria, ha detto, e poi andiamo al voto in autunno. Perché, restando così le cose, nella primavera del 2013 «la situazione politica e economica sarebbe decisamente peggiore». Passa solo qualche minuto e arriva la smentita del portavoce di Pierluigi Bersani: «Il Pd conferma che l’obiettivo sono le elezioni nel 2013». Nessuna fuga in avanti, nessuna sponda all’idea del voto anticipato cui hanno subito applaudito anche esponenti del Pdl come Sandro Bondi e Guido Crosetto.
Un’uscita destabilizzante, quella di Fassina, che crea scompiglio tra i democratici. Così Andrea Martella rimprovera duramente il collega di partito: «A nome di chi parla?». Senza contare che l’anticipo del voto, si fa notare in ambienti Pd, significa anche mettere una pietra tombale sulla possibilità di riformare la legge elettorale. Il veltroniano Walter Verini alimenta l’incendio: «È molto grave che un membro della segreteria che ha per di più la delicata responsabilità dell’economia, parli di elezioni anticipate. È grave perché contraddice e rischia di indebolire la posizione unanime del Partito democratico di sostegno al governo Monti fino alla fine della legislatura. Ed è grave perché certe ‘impazienze’, certe voglie di voto sono destabilizzanti e pericolose in una fase di estrema delicatezza come quella che il nostro paese sta vivendo». Caustico Marco Follini: «Mi pare che ogni partito abbia i suoi Brunetta». A sinistra del Pd arriva il plauso di Diliberto: «Fassina ha perfettamente ragione. Questo Parlamento è completamente screditato, non fotografa più il paese e in più il governo Monti sta prendendo solo misure antipopolari. Noi lo diciamo da tempo – dice –  sarebbe meglio prima di tutto per il paese andare a votare il prima possibile, e quindi iniziare da subito a preparare l’alternativa». Lo stesso Fassina difende la sua posizione e lo fa con uno scambio di battute su Twitter indirizzate al leader Udc Casini che aveva invitato ad evitare “derive populiste” perché a volte le scelte impopolari servono. Replica di Fassina: «E se le scelte impopolari fossero impopolari perché sbagliate?». «È possibile – risponde Casini sempre online – nessuno ha il dono dell’infallibilità. Ma quello che mi spaventa è la tendenza a coltivare il facile consenso».
Se da un lato alcuni esponenti del Pdl si trovano in sintonia con le parole di Fassina, dall’altro c’è anche chi sottolinea che grande è la confusione sotto il cielo dei democratici: «Al netto delle smentite di circostanza – dice la portavoce del partito Anna Maria Bernini – risulta evidente che il segretario Bersani non tiene più i suoi, nemmeno i più fedeli, che ormai giocano apertamente al tanto peggio tanto meglio. Sarà infatti forse appagante per il Pd tuffarsi in un’ordalia elettorale con una coalizione sin d’ora litigiosa, che tenta un’improbabile sintesi con i giustizialisti di Di Pietro ed i massimalisti di Vendola. Ma di certo non è quello di cui il paese ha bisogno per fronteggiare una crisi che le tensioni europee, dal caso Grecia al caso Spagna, rendono ogni giorno più acuta». Nel Pdl il timore è che il Pd sia alla ricerca di un incidente parlamentare per chiudere la partita con i “tecnici” ed affrettarsi al voto (visto che i sondaggi ormai danno il partito di Bersani stabilmente in vetta con il 27% circa dei consensi). Ma in questo caso Bersani dovrebbe parlare chiaro, senza limitarsi alle smentite di rito.