«Il Pdl non si scioglie. E possiamo rivincere»

Quando in mattinata Angelino Alfano parla ai gruppi parlamentari, il clima non è disteso. C’è preoccupazione per il futuro del Pdl, il sostegno a Monti vacilla, l’incubo dello spezzatino aleggia in sala, a poche d’ore dall’incontro che Berlusconi avrà con il premier per fare il punto sulle mosse del governo sullo scacchiere europeo. Il segretario del Pdl, però, è tutt’altro che adombrato, anzi. Forte degli ultimi sondaggi che Alessandra Ghisleri ha sfornato solo qualche ora prima e che danno il partito in recupero di un paio di punti, Alfano invita tutti a guardare avanti con fiducia: «Possiamo rivincere le elezioni, nel 2013. Il Pdl è vivo e noi con le primarie e una nova ondata di idee, siamo pronti a rivitalizzare il nostro elettorato. Ma sia chiaro, al governo non faremo più sconti. Abbiamo già pagato dazio, ora siamo noi che non facciamo aperture di credito a vuoto». Concetti ribaditi anche dai capigruppo di Camera, Senato ed Europarlamento, Cicchitto, Gasparri e Mauro: bisogna spingere sul governo per una maggiore incisività in Europa e dire basta ai voti del Pdl al buio. Di lì a poco il Cavaliere vede Monti e lo ammonisce a battere i pugni sul tavolo nel vertice del 28 e 29 giugno. E quando riferisce ai gruppi l’esito del suo pranzo di lavoro a Palazzo Chigi, Berlusconi sembra tornato il guerriero degli anni passati. «Se Monti cadesse adesso sarebbe una catastrofe per l’Europa», spiega, auspicando quasi l’uscita della Germania dall’Eurogruppo. Poi annuncia di essere pronto a riscendere in campo come ministro dell’Economia di un governo presieduto da Alfano. Una boutade? Non si sa, ma intanto solo il suo intervento tiene a bada il profondo malumore anti-montiano del partito e induce i parlamentari più insofferenti a non staccare la spina ai tecnici, almeno per il momento.

Berlusconi-Monti, niente salamelecchi
Un’ora e mezza per pranzare, cinque in tutto per intendersi sui fondamentali e spiegare al premier che il Pdl è stato finora responsabile, fin troppo: «Il 78% degli elettori Pdl non è in sintonia con il sostegno del partito al governo Monti», spiega Berlusconi citando tre focus group al nord, al centro e al sud: il 36% degli elettori Pdl continuerebbero a votare lo stesso partito, il 54% sarebbero astensionisti e il 10% avrebbe optato per Grillo.
Berlusconi si dice sicuro che in realtà sulla base di questi sondaggi non c’è un solo elettore che non si sia detto pronto a votare Pdl qualora ci fossero candidati e programma convincenti.
Ma c’è da ingoiare bocconi amari, anche sul ddl Fornero, il biglietto da visita che il governo tecnico intende portare all’attenzione del Consiglio europeo. «Abbiamo riportato a Monti le inquietudini del gruppo, voteremo la fiducia nonostante condividiamo il parere del presidente del Confindustria su questa legge», riferisce  Berlusconi all’assemblea dei gruppi del Pdl. Per poi invitarli a non eccedere nelle critiche, nell’interesse dell’Italia: «Adesso noi continuiamo. Vi prego tuttavia di usare dei toni consapevoli della responsabilità che noi in questo momento abbiamo. Anche se dovessimo togliere la fiducia, dovremmo preparare i nostri elettori al voto, oltre allo sconcerto che la caduta di questo governo creerebbe», spiega il Cav ai suoi. «A Bruxelles hanno definito “catastrofique la chute du governement Monti”», racconta, in un buon francese, per poi bollare come caratterizzate da “indeterminatezza assoluta” le proposte che l’Italia si prepara a portare nel consesso europeo. C’è un orientamento – afferma Berlusconi – su una misura che prevederebbe un intervento della Bce e del fondo salva-Stati per acquistare i titoli pubblici dei Paesi con uno spread troppo alto, ma solo per gli Stati virtuosi. Quindi si escluderebbero, ad esempio, Spagna, Grecia e Portogallo. L’Italia invece sarebbe inclusa.  «Non sappiamo – osserva il Cavaliere – senza l’intervento della Bce quale misura possa essere sufficiente per salvare l’intera Eurozona. In questo senso, abbiamo già detto che non sarebbe un male se la Germania uscisse dall’euro visto che la sola Germania è contraria alla Bce come banca di ultima istanza». Berlusconi riferisce anche di un «Monti che si è detto disponibile a continuare ad oltranza l’incontro con i Capi di Stato e di governo per identificare altre misure, che al momento non sono state però identificate».

Il Pdl? Il morto sta bene in salute
Il rammarico per lo strappo con Casini non sembra tormentare Silvio: «Lui sta cinicamente ad attendere da che parte stia la convenienza. Se va con la sinistra si porterà dietro solo il dieci per cento dei suoi voti».  Sulle liste civiche il Cav ha le idee chiare: «Non possiamo rinunciare a Sgarbi, ai pensionati, ai Responsabili, anche se resta da capire come si potrebbe governare in quelle condizioni, con “arlecchinate” eterogenee», dice ancora l’ex premier, spiegando di non aver mai dato il proprio assenso ad alcuna lista civica delle varie che gli sono state proposte da diversi esponenti. E a chi aspetta lumi sulla sua annunciata decisione di tornare in campo, fa sapere di volersi candidare a fare il ministro dell’Economia in un governo guidato da Angelino Alfano.«Al di là delle primarie e di Alfano, io resto sempre a disposizione pronto a fare la mia parte», dice.

L’ottimismo del segretario
In mattinata, Angelino Alfano, in un passaggio del suo intervento all’assemblea dei gruppi, aveva esortato il partito a credere nelle chances di recupero, in quanto nei sondaggi a disposizione vi sarebbero segnali che lasciano ben sperare nella possibilità di recuperare la posizione di primo partito e quindi tornare a vincere. «Con il 40% Pdl può tornare a vincere».
Le primarie, poi, restano un obiettivo di tutti, perché «aprono ad una gara delle idee e hanno anche lo scopo di rafforzare i due pilastri del bipolarismo». Alfano sottolinea che si sta rafforzando una sfida a due, «con la consapevolezza che nella nostra metà campo c’è solo un protagonista ed è il Popolo della libertà». «Con le primarie si individuerà il candidato premier del Pdl. «Le primarie, ribadisce Alfano ai suoi parlamentari, sono state decise all’unanimità durante l’ufficio di presidenza. Lo ripeto adesso alla direzione e alla riunione dei gruppi parlamentari. Andiamo avanti su questa strada, Berlusconi ci ha rafforzato in questo proposito», è il messaggio.

La legge elettorale alle porte
«Entro luglio contiamo di approvare un testo che modifichi gli aspetti di questa legge elettorale, che hanno infastidito l’opinione pubblica. Ma sarà frutto di un ripensamento generale. Stiamo studiando una sintesi condivisa, per un’intesa che non credo sia lontanissima», spiega ancora Alfano. «Avevamo proposto il sistema spagnolo – ha aggiunto – c’erano state delle perplessità, c’è stato proposto il doppio turno alla francese, ma senza semipresidenzialismo abbiamo detto “no”». «In questi giorni stiamo facendo degli incontri con la sinistra che è pure preoccupata di andare al voto con questa legge elettorale. Si potrebbe andare verso una legge elettorale alla tedesca», spiega dal canto suo Berlusconi all’assemblea dei parlamentari del Pdl. Negli incontri con la sinistra, avrebbe aggiunto, anch’essa si sarebbe mostrata preoccupata di andare al voto con questa legge elettorale. Non sarebbe da escludere che alla fine si possa andare a votare con un sistema proporzionale alla tedesca. Al tavolo delle riforme – ha spiegato ancora il Cavaliere – con la sinistra abbiamo chiesto che il primo ministro possa nominare e rimuovere i ministri, che una legge possa essere approvata solo da un ramo parlamentare, l’elezione diretta del Capo dello Stato e un nuovo meccanismo di elezione dei membri della Corte Costituzionale.