Il nuovo “nemico”: il medico obiettore

Dopo la giornata della famiglia e l’invito del Papa a non abortire, arriva la replica dei laici che non solo rilanciano sull’aborto, ma addirittura denunciano che in Italia il numero dei medici obiettori è in crescita. Secondo alcuni dati, a oggi sarebbero più dell’80%, mentre quindici anni fa era obiettore il 60% dei ginecologi e il 50% degli anestesisti. Numeri che di per sé sono un buon segnale e indicano che nel nostro Paese c’è una grande sensibilità da parte dei medici a riconoscere il diritto alla vita. Senonché il dato viene letto in maniera negativa dalla Consulta di bioetica onlus, che oggi lancerà in tutta Italia la campagna contro l’obiezione di coscienza “Il buon medico non obietta ma rispetta la scelta della donna di interrompere la gravidanza”. In sostanza il nuovo nemico è il medico obiettore.
«Oggi i medici obiettori sono più dell’80% – afferma la Consulta – e il loro numero è destinato ad aumentare perché nei prossimi anni i camici bianchi non obiettori andranno in pensione. Il tentativo di conciliare l’autonomia del paziente con quella del medico è fallito». Una campagna pro-aborto, quella della Consulta di bioteica, che tende, da una parte, «a incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, a rendere chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile». Ma può lo Stato imporre a un medico per legge di effettuare interventi contro la sua coscienza?
I radicali, da sempre paladini dei diritti civili, osservano che sono favorevoli all’obiezione di coscienza purché venga contemporaneamente garantito il diritto delle donne di ricevere i trattamenti appropriati. «Noi – ha spiegato Rita Bernardini, deputato della delegazione radicale nel Pd – siamo sempre stati favorevoli all’obiezione di coscienza; ciò detto, occorre garantire alle donne, come previsto dalla legge, di poter interrompere una gravidanza indesiderata. Nella legge 194 – ha continuato – si stabilisce che lo Stato assicura il servizio, per cui, se non ci sono medici che possono effettuare questa prestazione, lo Stato li assuma. In Basilicata, per esempio, gli obiettori arrivano quasi alla totalità, una situazione che obbliga moltissime donne ad andare in altre regioni. Questo non va assolutamente bene. Lo Stato – ha concluso – quindi deve assumere medici non obiettori per assicurare alle donne il servizio. D’altra parte noi radicali siamo contrari a quella parte della legge 194 che obbliga le donne a servirsi esclusivamente delle strutture pubbliche».
L’argomento è delicato e ha aperto il dibattito tra abortisti e non. Alessandra Mussolini, deputato del Pdl, per esempio, ha osservato che, «al di là delle posizioni personali e del diritto dei medici all’obiezione di coscienza, c’è una legge, la 184, e va applicata. Ma soprattutto va tutelata la salute della donna. L’interruzione di gravidanza è prevista per legge e quindi va garantita. Una ragazza, se decide di abortire e trova in un ospedale tutti medici obiettori, che fa? Si mette a fare il pellegrinaggio. Questo significa rendere la legge inapplicabile e non va assolutamente bene».
Di diverso avviso Carlo Giovanardi, anche lui deputato del Pdl: «Il medico ha fatto un giuramento e non può essere obbligato da nessuno se, in coscienza, non vuole intervenire a praticare un aborto. È un principio di civiltà. Come può lo Stato obbligare un medico che ritiene in coscienza di non voler praticare l’interruzione volontaria di gravidanza? Questo, chiaramente, senza mancare di rispetto ai medici che la praticano». Per l’ex sottosegretario «può essere legittimo sensibilizzare i medici a non dichiararsi obiettori di coscienza, lo posso capire. Ma una campagna non può avere l’obiettivo di obbligare i medici a non essere obiettori. Tutto ciò non è concepibile, né tollerabile».
L’argomento tiene banco. Proprio la settimana scorsa alla Camera sono state presentate quattro mozioni per dare attuazione a una risoluzione del Consiglio d’Europa del 2010 che tutela l’obiezione di coscienza di medici e paramedici. Le mozioni fanno per lo più riferimento alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza e mirano a impegnare il governo a salvaguardare e regolamentare il diritto di obiezione di coscienza in ambito sanitario, mentre alcune chiedono che venga garantito allo stesso tempo il diritto di ogni individuo di ricevere dallo Stato le cure mediche ed i trattamenti sanitari legali. Il principale firmatario della prima mozione di estensione e tutela dell’obiezione di coscienza è stato Luca Volontè (Udc), e il testo reca anche le firme di Beppe Fioroni (Pd), Eugenia Roccella (Pdl), Alfredo Mantovano (Pdl), Rocco Buttiglione (Udc) e Paola Binetti (Udc). «Il diritto all’obiezione di coscienza – si legge nella mozione firmata da Mantovano – non può essere in alcun modo “bilanciato” con altri inesistenti diritti e rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della libertà nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste e totalitarie». In un’altra mozione, a firma Barani, Mazzocchi, Ciccioli ed altri, si invita il governo «a dare piena attuazione al diritto all’obiezione di coscienza del personale medico e paramedico, senza alcuna discriminazione o penalizzazione, e, contestualmente, a garantire a tutti i cittadini, in collaborazione con le Regioni, i trattamenti previsti dalla normativa vigente». Le altre mozioni sono presentate dai radicali, da alcuni del Pd e dall’Italia dei Valori.