I giovani industriali temono la rivolta

Nel giorno in cui la Svimez annuncia l’ennesimo crollo del 2,9% del Pil al Sud e dell’1,8% per l’Italia, nel
2012, a Santa Margherita Ligure va in scena la prima giornata del tradizionale appuntamento con i giovani imprenditori, mai tanto funerea nella sua celebrazione rituale della recessione italiana ed europea. «Stiamo vivendo una crisi che mai nella mia vita ho vissuto. Dal dopoguerra ad oggi non abbiamo avuto un periodo così difficile», ha esordito un “senior”, il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha portato un saluto ai giovani imprenditori riuniti per due giorni. Squinzi, che fin dall’inizio non è stato tenero con il governo dei tecnici, ieri ha però teso un braccio a Monti, offrendo la propria collaborazione: «Il momento è così difficile, abbiamo tante preoccupazioni che assolutamente non mi sembra sia il momento di fare polemiche. Noi sosterremo tutto quello che il governo farà nella direzione giusta di ritrovare lo sviluppo».
Morelli teme la rivolta
«Siamo in prima linea», è il tema posto a base del confronto dai giovani imprenditori di Confindustria, dove un filo spinato è stato scelto come simbolo dell’incontro. Lo ha sottolineato il leader dei giovani industriali, Jacopo Morelli: «Una immagine dura, come la situazione attuale, che impone azioni coraggiose». Il qudro che ha fatto Morelli della situazione italiana, dal punto di vista sociale ed economico, non è dei migliori. «Disoccupazione che cresce, imprese che falliscono, tensione sociale». Per i giovani di Confindustria l’Italia è «ai limiti della frustrazione» e, dice il leader Jacopo Morelli, «la protesta civile rischia di esondare in rivoli minacciosi e inaccettabili», «visto che ormai 42 aziende al giorno chiudono».
Passera e Grilli
Ieri al convegno degli industriali il governo ha spedito il viceministro Vittorio Grilli, mentre il titolare del dicastero Corrado Passera, ha spedito una lettera a un convegno di banche a Palermo cercando di giustificare i ritardi sul fronte dello sviluppo. «Stiamo lavorando con determinazione e senso di responsabilità, dando progressiva attuazione alla nostra Agenda per la crescita, ma siamo consapevoli che solo facendo sistema e lavorando insieme possiamo perseguire obiettivi di crescita sostenuta e sostenibile, nella ferma convinzione che sviluppo e creazione di occupazione siano responsabilità imprescindibili di una classe dirigente al servizio del bene comune», ha scritto Passera nel messaggio inviato al Congresso delle Fondazioni bancarie. Sui problemi riscontrati nel tentativo di far partire gli investimenti per la crescita (il Decreto Sviluppo) e quella frizione in atto tra lui e Passera, il viceministro per l’Economia Grilli ha speso alcune parole a margine del convegno di Santa Margherita. «Non mi riconosco nelle ricostruzioni che leggo sui giornali. C’è grande collaborazione». Quanto allo slittamento del decreto, Grilli ha ricordato che «è uno dei tanti provvedimenti di ristrutturazione e di riforma del nostro Paese e quindi la sua complessità richiede un’analisi attenta e collaborazione da parte di tutti. Penso dunque non si possa parlare di ritardi, è un processo di collaborazione e affinamento di provvedimenti, tra cui questo, che sono importanti in un momento delicato per l’Italia, l’Europa e l’economia mondiale».
Gli statali da tagliare
Ci sarà una «fase due» dopo l’impegno contro gli sprechi nella spesa: «Dobbiamo rifare il perimetro della Pubblica amministrazione, dirci che dobbiamo avere una pubblica amministrazione più piccola», ha spiegato Grilli, alla platea del convegno degli imprenditori under 40. È «un messaggio fondamentale e giusto», ha sottolineato: «Dobbiamo ridare al privato un bel pezzo di quello che oggi è nel pubblico, ma sono passaggi molto delicati, e sicuramente non è un processo indolore. Credo che la forza per farlo questo governo ce l’abbia: lo faremo». E ha aggiunto: «Dobbiamo garantire le cose che dobbiamo fare al costo giusto, ed il resto chiudere». Per Grilli «questa è la strada giusta»: Bisogna riparametrare la Pubblica amministrazione «in termini di servizi e di patrimonio pubblico», ci sono cose da «rimettere sul mercato, privatizzare», come sul patrimonio immobiliare o nelle partecipazioni.«Dobbiamo ridare al privato quello che oggi è nel pubblico. In un paese che funziona bene pubblico e privato non sono antagonisti, ma lavorano in sinergia. In Italia – ha proseguito – purtroppo non è così, dobbiamo fare una profonda trasformazione del settore pubblico».
Giovani con poche speranze
Su 13 milioni di giovani under 35, circa 9 vivono ancora a casa con i genitori e solo in 2 milioni hanno dei figli. Inoltre, a tre anni dalla laurea il 26% non ha ancora un impiego e il salario medio per gli under 32 è di 1.123 euro, cifra che scende a 1.000 per le donne. Fra il salario di un 35enne e quello di un 65enne, inoltre c’è uno scarto retributivo del 29% e la differenza sale al 92% nel confronto con i laureati;i salari infatti, sembrano crescere solo con l’anzianità di servizio. Sono questi alcuni dei dati presentati dai Giovani Imprenditori di Confindustria riuniti ieri e oggi a Santa Margherita Ligure per discutere di Europa, innovazione e legalità. Dall’analisi, rielaborazione dei Giovani imprenditori e Csc su dati del tavolo “Giovani e crescita”, emerge, poi, che il mercato italiano è chiuso per i più giovani: alla poca flessibilità in entrata (un ragazzo di 25 anni in Italia ha il 25% di possibilità di trovare lavoro contro il 35% della Germania e il 45% della Gran Bretagna) corrisponde un’elevata flessibilità in uscita (in Italia la transizione da occupazione a disoccupazione a 25 anni è del 6,3% contro il 4% della Germania) che diminuisce drasticamente dopo i 35 anni (al 2,1% contro il 4,1% della Germania).