Grillo ora è ossessionato dall’incubo “infiltrati”

Sorpresa, ma neanche tanto… Nel movimento di Grillo adesso spuntano pure le correnti, forme embrionali di divisione, mugugni interni sulle strategie da seguire. Un destino che rischia di depotenziare la novità: se i grillini si incartano sulle regole organizzative e comunicative, infatti, finiranno con il parlarsi addosso anziché parlare agli elettori. Il successo dei 5 Stelle alle amministrative e i sondaggi che danno in costante crescita la nuova formazione hanno attirato molte nuove leve e molti aspiranti adepti che ambiscono ad essere protagonisti in politica. Chiaramente servono regole e criteri certi per selezionare il personale politico ed è proprio su questo punto che nascono i problemi: da un lato Grillo e il suo esperto di marketing Casaleggio sono ossessionati dal pericolo “inquinamento” che alla lunga toglierebbe energia e freschezza ai 5 Stelle, dall’altro nel movimento si vanno organizzando coloro che intendono essere autonomi dal “padre nobile” anche nella comunicazione. Un rebus di difficile soluzione. Anche a Roma, in vista delle prossime elezioni comunali, i grillini si stanno riunendo nei vari municipi e il leit motiv del loro dibattito è sempre lo stesso: attenzione a non farci fregare dai politicanti. Già: ma come riconoscerli? Il sito “Il Retroscena” proprio ieri affrontava la questione sottolineando che per Grillo quella degli opportunisti dell’ultima ora sta diventando una vera fobia: «Il successo del movimento e le previsioni di entrata in Parlamento, starebbero infatti ingrossando in modo sospetto le file dei militanti, con persone che non cercherebbe altro in realtà che sistemare se stessi, snaturando dunque le basi del progetto. E Grillo starebbe reagendo “nell’unico modo che conosce” facendo chiudere “sempre più a riccio il Movimento”, col rischio di mortificare la libertà espressiva e decisionale dei singoli». Una fase non facile da gestire, perché un movimento in crescita e che si dichiara fondato sulla partecipazione diretta degli aderenti e che rifiuta la tradizionale struttura partitica non potrà a lungo affidarsi alle decisione di un “capo supremo” coadiuvato da un’abile società di marketing. Sul sito di Micromega Emilio Carnevali ha riassunto così l’interrogativo che aleggia sui 5 Stelle: «Un movimento che fa della democrazia diretta il suo principale vessillo identitario potrà tollerare ancora a lungo una gestione della macchina così palesemente in contrasto con i più basilari principi della partecipazione paritaria ed orizzontale, principi che tanto entusiasmano i giovani militanti dei meet-up?». Del problema è consapevole lo stesso Beppe Grillo che lo ha affrontato in una lunga intervista con Gian Antonio Stella pubblicata su “Sette”. L’ex comico si definisce il “garante” del movimento e ribadisce che non intende candidarsi ma «adesso viene il difficile, ha idea di quanta gente cercherà di entrare?». Fare filtro, allora, è l’imperativo. «Ma parliamoci chiaro, non sarà facile». Una qualche forma di organizzazione, però, dovrà essere scelta per strutturare e dare ordine al caos movimentista che ruota attrono a Grillo. Obiettivo su cui il fondatore ha le idee confuse: «Abbiamo provato a discutere dell’organizzazione tra di noi. Un disastro. Diventi un partito quando discuti della struttura. Non va bene. Bisogna discutere all’aperto. Con i cittadini. Facciamo l’iper-democrazia. È difficilissmo, lo so. Ma noi ci vogliamo riuscire».